La veglia in Duomo a Modena per Monica Esposito, prima vittima dell’auto lanciata sulla folla da Salim El Koudri
"Siamo qui non per coltivare odio ma per esprimere vicinanza e preghiera. Siamo qui per dire che il male non deve vincere"
Ieri sera in Duomo a Modena, si è tenuta una veglia di raccoglimento per Monica Esposito, la donna di 55 anni, di Nonantola, deceduta il 22 luglio a oltre due mesi dall’attentato del 16 maggio, quando l’auto guidata da Salim El Koudri piombò sulla folla in centro storico a Modena. Un’iniziativa aperta a tutta la cittadinanza, durante la quale la prefetta Triolo ha letto il messaggio del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.
di Paolo Seghedoni
Era necessario esserci. Poco più di due mesi dopo quel 16 maggio, quando un’auto è entrata a forte velocità nel centro di Modena ferendo numerosi passanti, era necessario essere in Duomo, per stringersi alla famiglia di Monica Esposito, morta per le ferite di quel sabato pomeriggio in via Emilia. E la parola ferita è echeggiata tante volte nella Cattedrale romanica di Modena, nel Duomo che, ha ricordato l’arcivescovo don Erio Castellucci, è casa e quando si soffre si sta in casa. Era necessario esserci per «reagire al male osando il bene» come ha concluso il suo luminoso intervento don Erio. «Stiamo presso la croce incisa sul corpo di questa città e della famiglia Esposito. Siamo qui non per coltivare odio ma per esprimere vicinanza e preghiera. Siamo qui per dire che il male non deve vincere. Non si cancella un dolore così grande, una tragedia che ha colpito Modena, i suoi cittadini e la famiglia di Monica. Il male c’è ma non spariscono gli spiragli di luce. Tutti noi siamo chiamati a onorare le vittime, combattere il male, costruire relazioni nuove». Parole coraggiose, a cui ha fatto seguito il sentito messaggio del Presidente Mattarella alla famiglia di Monica (marito e figli hanno deciso di donare gli organi, secondo il desiderio della donna) e quelle del sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, che ha ricordato la forza della comunità: «Siamo qui come comunità ferita. È stata ferita l’intera città di Modena. Di fronte a tutto questo il dolore è la rabbia sono immensi, ma non dobbiamo permettere che si trasformino in odio. Questo non significa rinunciare al desiderio di giustizia e verità. Al contrario dobbiamo chiedere giustizia».
Le istituzioni cittadine, le forze politiche, erano presenti pressoché al completo, un segno di comunità e di maturità. Perché era necessario esserci. Per curarsi gli uni gli altri e non dimenticare.




