Pubblicato il
3 Settembre 2026Le notti che non rinfrescano più
Il primo di una serie di contributi su Notizie dedicati all’emergenza climatica nella pianura padana: il caldo
di Daniele Losi
C’è un’ora, nelle estati di Carpi, in cui una volta si tornava a respirare: calava il sole, l’asfalto restituiva il calore al cielo e dalle finestre aperte entrava un po’ d’aria fresca. Quell’ora, sempre più spesso, non arriva più: il termometro resta sopra i venti gradi anche a mezzanotte. È il segno più silenzioso del clima che cambia – la notte ha smesso di rinfrescare.
I climatologi le chiamano «notti tropicali», quando la minima non scende sotto i 20 gradi. Un tempo erano un’eccezione di poche giornate d’agosto; oggi, spiega Aldo Meschiari, divulgatore ambientale «stanno diventando la maggioranza, e non sono più l’eccezione». Ed è di notte che il corpo di un anziano o di un malato non riesce più a recuperare dallo sforzo del caldo diurno.
La Pianura Padana – conca chiusa tra Alpi e Appennino, dove l’aria ristagna – è un hot spot che si scalda più della media: negli ultimi venticinque anni Arpae ha registrato oltre un grado in più in tutte le stagioni, e il 2024 è stato l’anno più caldo dal 1961. A questo si somma l’isola di calore urbana: «A Modena – osserva Meschiari – può valere anche tre gradi; a Carpi uno o due». Per questo piantare alberi non è arredo urbano, ma prevenzione sanitaria.
Lo conferma chi la terra la lavora ogni giorno. Gianluca Bergianti, dell’azienda agricola biodinamica Terre Vive a Gargallo di Carpi, racconta una giornata riscritta dal caldo: «Prima tornavo fuori alle 5 di pomeriggio e stavo bene, oggi c’è quasi più caldo che alle 2: non c’è più escursione termica». Nella sua azienda, dove nel 2011 c’era un solo albero, ora un boschetto di 2000 metri quadri fa scendere la temperatura di 3 gradi rispetto al pieno sole.
«Siccità e alluvioni sono le due facce della stessa medaglia», avverte Meschiari: più calore significa più energia nel sistema. «Non è più un’anomalia, è la norma. Il clima è cambiato». E a pagare il prezzo più alto sono i più deboli. Lo vede don Carlo Bellini, parroco di San Giuseppe Artigiano: «Chi è povero fa più fatica sia a scaldarsi d’inverno che a rinfrescarsi d’estate». Comincia a esserci, avverte, «una differenza su dove puoi abitare, in base al tuo reddito e al rischio che affronti».
È qui che la Laudato si’ torna a parlare, dieci anni dopo: «Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti» (n. 23). «Tutto è connesso – ricorda Federica Marampon, incaricata diocesana per la custodia del creato -: non c’è una crisi ambientale e una crisi sociale, ma un’unica crisi». Da qui parte la nostra inchiesta: si comincia dal caldo, perché è il segnale più evidente.
In alto da sinistra Aldo Meschiari e don Carlo Bellini. Sotto Federica Marampon e Gianluca Bergianti
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| I numeri del caldo +2,3 °C l’aumento della temperatura media nel Nord Italia nel decennio 2015-2025 (contro +1,8 °C della media nazionale) 2024: l’anno più caldo in Emilia-Romagna dal 1961, +1,3 °C sul clima recente +3,15 °C le massime dell’inverno 2024 sopra la norma: il più caldo di sempre Fino a 80 notti tropicali in una sola estate a livello nazionale (2025) 4-5 °C in più nei centri urbani rispetto alla campagna: è l’«isola di calore» Proiezioni al 2050: oltre 30 notti tropicali in più all’anno in Pianura Padana Fonti: Arpae Emilia-Romagna, ISPRA, progetto EURO-CORDEX |
| Cosa posso fare io Tieni d’occhio chi è solo. Durante le ondate di calore una telefonata o una visita a un anziano fragile fa la differenza: acqua, ombra, ore fresche. Usa il condizionatore con misura: 25-26 °C bastano. Ogni grado in meno è più consumo e più calore riversato fuori. Difendi il verde. Un albero davanti casa, un giardino non cementificato, una piazza ombreggiata sono alleati contro l’isola di calore. Schermati dal sole: tende e persiane chiuse nelle ore più calde tengono la casa fresca senza spendere nulla. |
L’emergenza climatica nella Pianura Padana è un’inchiesta a puntate di Notizie, settimanale della Diocesi di Carpi. Prossima puntata: «Troppa o troppo poca» – acqua, dalla grande secca del Po del 2022 alle alluvioni del 2023 e 2024.
Negli ultimi trent’anni la pianura padana si è scaldata più in fretta del resto d’Italia: il 2024 è stato l’anno più caldo dal 1961, e ormai sono le notti a non dare più tregua.




