Pubblicato il
20 Settembre 2026Missioni, la carpigiana Benedetta Bussei racconta la sua seconda esperienza in Thailandia
La giovane ha prestato servizio presso la Casa degli Angeli
di Benedetta Bussei
Perla seconda estate consecutiva ho svolto volontariato alla Casa degli Angeli. L’anno scorso questa esperienza mi era stata regalata da mia nonna, insieme a due delle mie cugine. Quest’anno, invece, sono stata io a decidere di tornarci, perché sentivo il bisogno di creare un filo, una sorta di rete di collegamento nella mia vita, vista l’importanza e l’influenza che questa esperienza aveva avuto su di me.
Quest’anno sono partita nuovamente con mia nonna (Graziella Ferraresi, ndr) e abbiamo conosciuto e incontrato tanti giovani volontari, con i quali si è costruito un bellissimo legame. Rispetto all’anno scorso, che ero partita senza sapere assolutamente nulla di ciò a cui sarei andata incontro, questa volta avevo la consapevolezza del luogo in cui sarei arrivata. Allo stesso tempo, però, ho sempre cercato di farmi influenzare il meno possibile dall’esperienza vissuta l’anno precedente, per non crearmi aspettative.
Relazioni profonde nella fiducia
Nel mio cuore è entrato sicuramente un’altra volta l’amore incondizionato che queste mamme e suor Angela hanno per i ragazzi. Li trattano tutti allo stesso modo, indipendentemente dal fatto che abbiano i genitori o che siano stati abbandonati. Questo amore si riflette anche verso tutte le persone che passano dalla Casa degli Angeli, anche solo per qualche ora. Si vive davvero quella che è l’accoglienza, l’apertura verso il prossimo e la capacità di far sentire ogni persona parte di qualcosa.
Rispetto all’anno scorso, una cosa che forse mi ha “agevolata” è stata proprio la possibilità di conoscere già la maggior parte delle persone che vivono la Casa ogni giorno. Questo mi ha permesso di creare relazioni ancora più profonde e di sentirmi “maggiormente” parte della realtà della Casa. Una cosa che mi è rimasta particolarmente impressa è la fiducia che viene data ai volontari: ci vengono affidati i ragazzi con una naturalezza e una responsabilità che fanno capire quanto sia importante, per loro, costruire relazioni anche con chi rimane solo per un breve periodo.
Diffondere sempre la buona notizia
Un’altra cosa che mi ha colpita molto è il ruolo di Suor Angela all’interno della Casa. Il suo modo di vivere e trasmettere la fede non è qualcosa di imposto, ma è presente nella quotidianità e nei gesti. Mi viene da pensare alla frase evangelica: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura”. Per me, questo potrebbe essere quasi il motto della Casa. Si vede e si percepisce come la missione cristiana abbia origine proprio dal mandato che Gesù ha dato ai suoi apostoli: diffondere la Buona Notizia a tutte le genti.
Uno dei momenti più centrali della routine della Casa, per me, è stato quello della preghiera del mattino. Alle 8.30 ci si riunisce tutti sotto il portico e ognuno mette in pausa quello che stava facendo per cantare insieme e leggere il Vangelo del giorno. Successivamente, suor Angela propone una breve spiegazione e poi lascia spazio a una condivisione molto libera da parte di tutti.
Suor Angela, negli anni, ha voluto dare molta importanza a questo momento. Anche se non tutte le persone che vivono nella Casa sono battezzate, tutte partecipano alla preghiera del mattino. Il suo desiderio è quello di trasmettere speranza alle mamme con bambini disabili e di condividere, nella semplicità della vita quotidiana, la passione e la resurrezione di Gesù. E credo che questo sia proprio ciò che si percepisce nella Casa: una fede vissuta concretamente, attraverso l’accoglienza, il servizio, l’amore e la condivisione.
L’importanza dei piccoli gesti
Questa esperienza mi ha lasciato anche nuovi legami. Alcuni nati con i ragazzi, altri con le persone che lavorano e vivono quotidianamente nella Casa e altri ancora con i giovani volontari incontrati quest’anno. Sono relazioni che forse sono nate in pochi giorni, ma che hanno avuto la capacità di diventare significative proprio perché condividere un’esperienza così intensa crea una connessione particolare. Tornare a casa sapendo di aver conosciuto persone con cui hai condiviso momenti, emozioni, fatiche e risate mi ha fatto capire quanto siano importanti i legami che si creano lungo il nostro cammino.
Ciò che mi porto a casa è difficile da scrivere. Mi viene da pensare soprattutto all’importanza dei piccoli gesti e delle piccole cose, quelle a cui spesso non facciamo nemmeno caso perché siamo troppo concentrati su altre mille cose. Mi porto a casa la consapevolezza che la felicità dipende anche dalle persone che amiamo, da quelle che ci amano e da quelle che ci stanno intorno.
Ritrovare me stessa
Quest’anno, però, credo che una cosa fondamentale per la mia vita sia stata proprio la preghiera all’inizio della mattina. Quel momento mi ha fatto riaccendere dentro di me una fiamma che forse, nella vita di tutti i giorni, avevo lasciato un po’ spegnere. Mi ha ricordato l’importanza di fermarsi, fare silenzio, ascoltare e dare un significato anche alle cose più semplici.
Tornare alla Casa degli Angeli per la seconda volta, quindi, non è stato semplicemente ripetere un’esperienza già vissuta. È stato ritrovare un luogo con occhi nuovi, costruire nuovi legami e, soprattutto, ritrovare una parte di me che avevo bisogno di riscoprire.
Sul prossimo numero il racconto dell’esperienza di Graziella Ferraresi alla Casa degli Angeli.




