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19 Settembre 2026Storie di donne che tornano a sperare
Dalla malattia alla rinascita, dalla paura all’indipendenza: il progetto della Comunità Papa Giovanni XXIII accompagna verso nuove possibilità di vita
di Irene Ciambezi
Ci sono momenti in cui ricominciare sembra impossibile. Quando si è lontane dalla propria famiglia, quando arriva una diagnosi che fa paura, quando la maternità inizia in un periodo difficile. Per Felicita, nome di fantasia, il tunnel della solitudine sembrava non finire mai. Badante, migrante, lontana dagli affetti, ha attraversato un periodo durissimo affrontando anche un tumore. In quei mesi, però, non è rimasta sola, grazie alla Comunità Papa Giovanni XXIII e al progetto Incontri Possibili. La sua storia racconta bene il senso di questo progetto: non sostituirsi alle persone, ma camminare al loro fianco valorizzandone i talenti, le aspettative, i punti di forza personali e culturali inclusa la dimensione religiosa, perché possano ritrovare fiducia e resilienza per tornare a progettare il futuro.
Un incontro può aprire una nuova strada
Nel corso dell’anno sono state otto le donne, tra i 26 e i 50 anni, sostenute attraverso lo sportello di ascolto, attivo presso la Casa del Volontariato di Carpi, in via Peruzzi 22 di nazionalità italiana, camerunense, nigeriana, indiana, marocchina, colombiana e bosniaca: storie, culture e percorsi differenti, accomunati dall’incontro di persone di fiducia e da un input positivo da cui ripartire. Nel caso di situazioni difficili vissute da tre donne, è stato necessario affiancare anche i loro figli adolescenti. Per loro è stato attivato un supporto educativo per affrontare difficoltà relazionali e scolastiche, anche legate a vissuti di violenza familiare e a episodi di discriminazione da parte dei compagni. Per due giovani mamme è stato invece possibile trovare aiuto per accedere alla consulenza legale in situazioni di violenza domestica. In un altro caso, il percorso ha affrontato il vissuto di dipendenza da sostanze, indirizzando la donna ai servizi locali.
Una rete che sostiene la maternità
A volte l’autonomia passa anche dalla possibilità di sentirsi sostenute nel proprio ruolo di madri. Per questo Incontri Possibili ha dedicato attenzione alle competenze genitoriali, coinvolgendo anche il Centro di Aiuto alla Vita (CAV) Mamma Nina. È nella rete che si inserisce anche la storia di Victoria. Dopo un vissuto traumatico come richiedente asilo, oggi può guardare alla propria vita con occhi diversi. Ha costruito una bella famiglia, i suoi due bambini sono già inseriti nella scuola dell’infanzia e sta facendo un altro passo importante: ottenere la patente di guida per tornare a lavorare e riconquistare la propria indipendenza economica.
Legami che fanno crescere
Il progetto ha coinvolto anche quattro nuove volontarie, provenienti da gruppi giovanili del territorio o entrate in contatto con la Comunità di don Benzi attraverso le attività nelle scuole. La loro presenza ha favorito relazioni positive e occasioni di inclusione per le donne e i loro figli. Parallelamente, Incontri Possibili ha scelto di raccontare il cambiamento attraverso una narrazione positiva. In queste settimane saranno realizzate dodici storie social ispirate a donne che hanno attraversato violenza, difficoltà economica o disagio, scegliendo però di non fermarsi alla sofferenza. Al centro sono state messe la capacità di reagire, l’empowerment, la ricerca della propria dignità e felicità, e la possibilità di ripartire, evitando che il racconto pubblico si trasformi in una nuova esposizione o rivittimizzazione.
Il progetto Incontri Possibili, promosso dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, è stato finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi. Felicita oggi porta con sé una ferita attraversata, ma anche la consapevolezza di avercela fatta. Victoria guarda ai suoi bambini e a un futuro nel quale tornare a lavorare. Due storie diverse, un filo comune: quando intorno a una persona si costruisce una rete di ascolto e opportunità, anche ciò che sembrava impossibile può diventare un nuovo inizio.




