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15 Ottobre 2026San Francesco e la preghiera sul “Padre nostro”
Un testo lungamente discusso che oggi si attribuisce al Santo
di Brunetto Salvarani
Da una parte, leggendo questa preghiera non si può non ripensare all’episodio celeberrimo della rinuncia ai beni familiari davanti al padre carnale e al vescovo di Assisi, quando il futuro san Francesco decide platealmente di dare una svolta alla sua vita: “Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con sicurezza: Padre nostro, che sei nei cieli, perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza” (Bonaventura da Bagnoregio, Legenda maior, II, 4). Dall’altra, siamo di fronte a un testo lungamente discusso, tanto che qualche commentatore già anticamente si era spinto ad attribuirlo a uno dei compagni più vicini a Francesco, frate Egidio.
Oggi si tende a considerarlo come un documento autentico del Santo, anche se il suo titolo nelle traduzioni italiane oscilla largamente, andando da Esposizione e Commento fino a Parafrasi del Padre nostro . Da parte mia scelgo, seguendo la lezione di un paio di codici fiorentini, di definirlo piuttosto Preghiera sul Padre nostro (“Oratio sancti Francisci super Pater noster”), e di immaginare semmai che l’autore abbia potuto giovarsi di qualche precedente commento e di altri materiali, rielaborandoli in seguito in maniera più personale. Detto ciò, è sostanzialmente impossibile la sua datazione. Il riferimento immediato è, naturalmente, la preghiera insegnata da Gesù ai suoi discepoli nel quadro del cosiddetto Discorso della montagna di Matteo (Mt 6, 9-13), la preghiera cristiana per eccellenza: si noti, si tratta di un motivo che da sempre interessò la letteratura cristiana, ma che era divenuto particolarmente di moda durante il XII secolo soprattutto in ambito cataro e valdese.
Francesco d’Assisi riprende qui il testo evangelico, in buona sostanza, versetto per versetto, allargandone però la prospettiva mediante risonanze che gli giungono da un’illuminazione interiore, nonché dalla sua vasta frequentazione delle sacre Scritture, dalla tradizione patristica e dalla liturgia. Non è un’esegesi, dunque, procedimento – com’è noto – a lui poco congeniale e per nulla utilizzato, in ossequio alla sua prassi di accostamento alla Parola di Dio sine glossa.
Obiettivo dell’operazione, con ogni probabilità, è quello di rendere sempre più consapevole ai confratelli l’opportunità del ricorso a una preghiera ritenuta fondamentale per la vita del cristiano, analogamente alla consuetudine monastica della lectio divina. L’esito letterario dell’esperimento, peraltro, non è affatto disprezzabile, anzi: la Preghiera sul Padre nostro si colloca senz’altro tra i vertici stilistici degli Scritti francescani.




