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«E subito gli si aprirono gli orecchi»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 5 Settembre 2021

«E subito gli si aprirono gli orecchi»

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 7,31-37)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

 

Commento

Il vangelo di questa domenica racconta un miracolo compiuto durante uno sconfinamento di Gesù in terra pagana, nella Decapoli. Viene portato a Gesù un sordomuto perché lo guarisca. Notiamo subito che sono altri che portano l’uomo e chiedono la guarigione, come capita in altri racconti di miracolo dei vangeli: la solidarietà tra gli uomini ha un grande valore davanti al Signore. Si tratta di un sordomuto, esattamente un uomo sordo dalla nascita che parla male.

Lo capiamo dal termine usato nel testo che è mogilalos, che indica uno che si esprime a fatica, caratteristica condizione di chi nasce sordo e quindi non impara a parlare correttamente (per il vero muto si usano altri termini come ad esempio alalos). L’aggettivo mogilalos è lo stesso usato nella bibbia greca in Is 35,5: «Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto» (Is 35,5). Il nostro brano ha dunque un chiaro riferimento al testo di Isaia che molto opportunamente leggiamo nella prima lettura.

Il brano di Isaia (Is 35,4-7) è un testo dell’epoca dell’esilio in Babilonia che invita a nutrire la speranza che Dio interverrà per salvare il suo popolo e quando questo avverrà ci saranno segni grandiosi tra cui il risanamento di tutte le malattie che affliggono la vita degli uomini. In base a queste profezie si era soliti associare alla venuta del Messia una salvezza che comprendeva anche la guarigione dalle malattie. Il significato più profondo dei miracoli del vangelo nasce proprio da qui, se gli uomini sono risanati allora il Regno di Dio è vicino. Dobbiamo anche tenere presente che nel mondo biblico l’esperienza del benessere ha un significato molo ampio: un uomo sano non è solo un uomo senza malattie, ma un uomo che vive in armonia con il creato, con gli altri uomini e con il creatore. Dunque, quando Gesù guarisce una persona in realtà risana tutto l’uomo, cioè lo salva.

Malattia: Gesù non ritiene la malattia una punizione di Dio ma guarisce gli uomini per mostrare che il Regno di Dio è vicino. La malattia è anche simbolo dello stato dell’uomo che non si converte ed è perciò cieco, sordo, muto, paralitico. La salvezza portata da Gesù guarisce tutto l’uomo, corpo, anima e spirito.

Nel caso del sordomuto di oggi è interessante soffermarsi su alcuni particolari che sono tipici dei racconti di guarigione. Gesù prende in disparte la persona per toglierla dagli sguardi curiosi della folla e per rispettare la sacralità di ciò che sta per accadere. Poi tocca le parti malate, la lingua e le orecchie, e usa la saliva che, secondo la medicina antica, aveva un potere curativo e perciò compare spesso nei riti di guarigione. Prega volgendo gli occhi al cielo e infine emette un sospiro e dice una parola. Tutto il corpo di Gesù è impegnato nel sanare tutto il corpo del malato. L’effetto è immediato e molto efficace. In particolare, è importante il sospiro di Gesù che ricorda il soffio con cui nella Genesi Dio dà la vita al primo uomo. Tutto il racconto ci parla di un coinvolgimento amorevole di Gesù che desidera intensamente la guarigione di quest’uomo sordomuto.

Nel Vangelo la malattia ha anche un valore simbolico, ci sono vari modi di essere sordi e muti. Si può essere sordi perché immersi in varie forme di rumore e muti perché impegnati in chiacchiere vane. Sordi anche perché non riusciamo più a commuoverci per le parole e i racconti della vita degli altri che ci trovano distratti e induriti e muti perché non riusciamo a dire parole di consolazione e speranza. Si può essere incapaci di ascoltare la Parola che viene da Dio, si può essere sordi alle parole del Padre.

Segreto Messianico: è caratteristico della narrazione dell’evangelista Marco. Gesù dopo guarigioni o esorcismi chiede di non parlarne con nessuno. Il motivo è che non vuole essere confuso con le attese messianiche popolari di un salvatore potente con riflessi politici. Solo sotto la croce, sì vedrà che tipo di messia è Gesù.

Da questa sordità nasce anche un non poter parlare, cioè non riuscire a ringraziare il Signore, raccontare le sue meraviglie, annunciare la sua salvezza. Gesù con il dono del suo Spirito scioglie il nodo della lingua e dà la capacità di comunicare con Dio e con gli uomini. Che strana verità: abbiamo bisogno che qualcuno apra il nostro cuore per abilitarci a una comunicazione autentica fatta di ascolto e parole sensate. Non diversamente nella nostra vita di chiesa: la nostra esperienza nella comunità cristiana ha bisogno di essere continuamente sanata e abilitata a un ascolto che sia vitale perché mosso dallo Spirito e a una parola che sia capace di annunciare le meraviglie del Signore e creare comunione.

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