«Perché cercate tra i morti colui che è vivo?»
Il Settimanale, In cammino con la Parola, Spiritualità

Pubblicato il

14 Aprile 2022

«Perché cercate tra i morti colui che è vivo?»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 17 aprile 2022

 

Dal Vangelo secondo Luca

Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: ‘Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno’ ». Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. (…) Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano a esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.

Commento

Nella grande veglia pasquale ascolteremo il racconto del mattino di Pasqua secondo il vangelo di Luca. All’alba dopo il sabato le donne vanno al sepolcro ma lo trovano vuoto. Il tema del sepolcro vuoto è tipico di tutti i racconti della resurrezione e l’evangelista sa bene che la sola assenza di Gesù dalla sua tomba non porta alla fede.

Ci vuole un’interpretazione di quell’assenza, quasi è necessaria una rivelazione che vada a riempire di significato un dato che altrimenti nella sua materialità potrebbe portare altra tristezza (come nel racconto della Maddalena che piange pensando che abbiano rapito il corpo). Ecco che, infatti, due esseri celesti, chiaramente riconoscibili per la luce, appaiono alle donne e offrono una lettura di fede.

Le parole degli angeli sono utili anche per noi. Prima di tutto una domanda: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto”. Dove stiamo cercando Gesù? Forse a volte tra le pieghe di un mondo stanco e fiacco, tranquillo come può esserlo un cimitero; forse lo cerchiamo da una posizione in cui la morte ha già messo radici come una certezza che è difficile contraddire.

Quanta fatica se proviamo a immaginare Gesù nella vitalità del mondo moderno, nel traffico delle megalopoli, nelle visioni del futuro invece che nelle nostalgie del passato. Solo il risorto può stare al passo con i tempi e non rimanere rinchiuso in un ricordo passato. Tuttavia proprio un ricordo è importante nelle parole degli angeli e nella dinamica di riconoscimento delle donne. Il ricordo di come Gesù aveva annunciato la sua morte e resurrezione ma anche il ricordo delle azioni e delle parole del maestro che tornano a essere vive per il presente: la resurrezione è il punto di partenza per una vera comprensione dell’opera di Gesù. Non solo: “ricordate come vi parlò” cioè come parlò proprio a voi, in modo personale, con quanto cuore e quanto amore. Dice il vangelo che le donne si ricordarono delle sue parole ed è in questo momento che nasce la loro fede nella resurrezione e diventano testimoni e annunciatrici.

In Luca il tema del ricordo è importante e legane. to a un chiaro riferimento eucaristico (“fate questo in memoria di me”). Il primo modo di ricordare, per la comunità dei credenti, è celebrare l’eucarestia come è evidente nel brano dei discepoli di Emmaus che riconoscono Gesù allo spezzare del pane. Il contrario del ricordare è dimenticarsi tutto nella dispersione dei tanti frammenti della vita, non riuscire a fare ordine e vivere nell’insensatezza del caos. Direbbe il salmo 137 (v.5): “Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra”.

Le donne sono le prime testimoni e vanno ad annunciare la splendida novità agli apostoli, i quali però non credono e le giudicano vaneggianti. La fede nella resurrezione può sempre essere considerata per il mondo un vaneggiamento. Pietro, dopo aver verificato di persona, torna pieno di stupore ma ancora senza fede: per Luca i testimoni ufficiali credono solo dopo aver fatto un’esperienza personale di incontro con Gesù risorto.

Le donne in Luca: il gruppo delle donne è molto importante nel vangelo di Luca. Esse seguivano Gesù in vita (Lc 8,2-3), erano presenti al momento della morte (Lc 23,49) e della sepoltura (Lc 23,55), sono le prime a sapere della resurrezione e dunque ne sono le prime testimoni e annunciatrici.

Signore: in greco kyrios. Luca nel suo vangelo ama chiamare Gesù «Signore» (ad esempio Lc 10,1; 11,39). Il titolo Kyrios nel cristianesimo primitivo è associato in modo particolare a Gesù risorto (vedi 1Cor 12,3; Fil 2,11; At 2,36), come nella formula «Gesù è Signore» (1Cor 12,3).

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