La fragilità della vita
Etica della vita

Pubblicato il

2 Ottobre 2026

La fragilità della vita

Etica della vita, una rubrica a cura di Gabriele Semprebon

etica della vita

In ogni dove, soprattutto negli ambienti sanitari, ci sono poster pubblicitari, frasi d’effetto scritte sulle bacheche, fotografie, riguardanti la fragilità dell’uomo e dell’attenzione che bisogna avere per questo tipo di persone. In effetti, comunemente, ogni uomo, porta con sé l’immagine di una esistenza dove lo vede bisognoso nei primi anni di vita, baldanzoso negli anni giovanili e nell’adultità, per poi divenire un po’ acciaccato e veramente fragile alla fine dell’esistenza. Questa visione non è quella reale, in quanto l’uomo può diventare fragile anche al di fuori dei periodi ricordati sopra, in momenti che, di solito, non ci si pensa. La fragilità, quindi, è da tener presente fin dall’inizio della vita e per tutti i momenti in cui questa si snoda.

Dal punto di vista etico, la strategia migliore davanti a tutto ciò è: giocare d’anticipo, l’avere ben presente che la vita, ad ogni età e in ogni momento, può manifestare la propria debolezza e incertezza. Giocare d’anticipo nella fragilità significa, per esempio, avere particolari attenzioni quando si progettano delle infrastrutture: un anziano che deambula male, una persona in carrozzina, una persona con difficoltà cognitive, necessita, dovunque egli voglia andare, di condizioni che glielo permettano, che gli permettono di fare la spesa, gli permettono di andare in un ufficio o al bar. Bisogna formare dei sanitari che sappiano rispettare la dignità della persona, che sappiano prenderla in carico, che sappiano comunicare attraverso un linguaggio comprensibile e accompagnino nei percorsi burocratici la persona spaesata e in difficoltà.

In generale, occorre costruire una cultura che abbia ben presente come la macchina umana si logora, si rompe, si usura, in un tempo e in un modo che non si può prevedere, quindi, serve creare la consapevolezza di cosa si è, valida per noi stessi e per gli altri. Queste, ed altre attenzioni, possono essere veramente un bagaglio di esperienze, di competenze, di fatti, che anticipano l’evento della disgregazione dell’uomo, utili per noi stessi e per aiutare gli altri. Se ci arriviamo “con l’acqua alla gola”, saremo inesperti, colti di sorpresa, rischiando di non poter o non saper aiutare né il prossimo né noi stessi quando sarà la nostra ora.