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2 Ottobre 2026La vigna del Signore è la casa d’Israele
Commento al Vangelo di domenica 4 ottobre
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto per mio figlio! Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità! Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Commento
A cura di Mons. Francesco Lambiasi Vescovo emerito di Rimini
Le parabole sono il nucleo incandescente del messaggio di Gesù. Il Maestro di Nazaret non le ha raccontate solo perché amava comunicare il suo messaggio con un linguaggio fiammeggiante e accessibile a tutti. Di fatto le sue parabole sembrano costruite più per scuotere che per spiegare.
La parabola dei contadini omicidi appare centrata sul rifiuto del Messia e sul giudizio di Dio. Il rifiuto di Gesù non è un fatto isolato: è preceduto dal rifiuto dei profeti, da Elia al Battista. Ogni proposta di salvezza da parte di Dio sembra destinata a scontrarsi con il rigetto da parte dei destinatari. Inoltre Matteo riporta questa parabola sulla falsariga del canto della vigna di Isaia, proclamato nella prima lettura. Nell’allegoria del profeta il padrone della vigna si aspettava uva pregiata e invece si ritrova una derrata scadente. Nella parabola invece non si fa questione di frutti buoni o cattivi, ma di deciso, definitivo rifiuto dei diritti del padrone. Inoltre l’ostilità dei contadini raggiunge il colmo con la brutale, crudele uccisione del figlio, che viene fatto fuori proprio per la sua identità di figlio, cioè di erede.
Le ultime battute di Gesù vertono sul tema del giudizio. La pietra che i costruttori – fuor di metafora, i capi del popolo – hanno giudicato inutile, proprio quella è stata scelta come pietra angolare. Ma c’è di più, ci sarà un altro gesto di Dio che li spiazzerà completamente: la vigna del regno di Dio verrà loro tolta e data a un popolo che la farà fruttificare. Così la parabola si apre sull’orizzonte di una storia in cui Dio è saldamento al comando. Cristo è al tempo stesso salvatore e giudice: venuto a salvare, tornerà a giudicare. Ma allora la parabola non parla più soltanto “agli alti sacerdoti e ai farisei”, ma parla a tutti. Anche ai cristiani. Anche a noi, cristiani.
Pertanto ogni parabola è un po’ come una finestra: quando la leggiamo, ci presen-ta uno squarcio sulla vita di Gesù. Quando la chiudiamo, quella finestra diventa specchio inesorabile per noi. E ci restituisce un messaggio imperdibile, come quello incluso nel canto dell’alleluia: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto”. Con Cristo la situazione dell’umanità è ormai capovolta. Dio ha tolto il suo regno a Israele e lo ha affidato a tutta l’umanità. Certo, è vero che Dio non ripudierà mai la sua vigna: la Chiesa di Cristo, il “nuovo Israele”. Però se la vite è sicura dell’amore del Padre e garantita dalla sua indefettibile fedeltà, non così i singoli tralci.
Se la Chiesa, fondata sulla roccia di Pietro, a sua volta poggiata sulla pietra angolare di Cristo, non verrà mai meno fino alla fine dei secoli, altrettanto non è garantito per i singoli membri della Chiesa, o gruppi, o comunità cristiane. Questo è il nostro rischio. Non è forse in atto tra noi, popoli cristiani dell’Occidente, uno scisma strisciante, un rigetto più o meno tacito della fede nel Cristo, Figlio di Dio? Il rischio è tanto più serio, se applicato ad ognuno di noi. Con il battesimo siamo stati piantati nella Chiesa, innestati sul Signore Gesù. Siamo stati potati e coltivati. Ora Dio ha il sacrosanto diritto di venire a chiedere i frutti di tanta cura e di tanta scrupolosa premura. Ricordiamo le severe parole di Gesù: “Ogni tralcio che non porta frutto, viene tagliato e gettato nel fuoco”.
Torniamo ad attaccarci alla vite. L’Eucaristia ci offre la possibilità di riattivare in noi il nostro battesimo e la circolazione di quella linfa vitale che viene dalla vite. Abbiamo sentito, nel salmo responsoriale, la preghiera accorata della vigna abbandonata. Oggi dobbiamo farne la nostra preghiera, ma dobbiamo anche fare nostro il proposito che la chiude: “Da te più non ci allontaneremo, ci farai vivere e invocheremo il tuo nome”.
L’opera d’arte
Abel Grimmer, Mese di ottobre o Parabola dei vignaioli omicidi (1611), Ginevra, Galerie De Jonckheere. E’ ambientata nella campagna fiamminga del Seicento l’opera di Abel Grimmer che traspone in immagini la parabola del Vangelo di questa domenica.
Contemporaneo di Jan Brueghel il vecchio, l’artista fu uno dei maggiori esponenti della pittura barocca nei Paesi Bassi, specializzandosi nei paesaggi e nella rappresentazione delle stagioni e delle attività umane ad esse collegate, sempre permeate da un’aura religiosa. Il mese di ottobre è, insieme a settembre di cui fa da pendant, una variante di quello appartenente alla serie dei mesi realizzata per la cappella di Notre-Dame a Montfaucon-en-Velay in Francia. Il ciclo è dunque per il pittore l’occasione per collocare parabole ed episodi della vita di Gesù nell’ambito dei lavori agricoli.
La vendemmia si presta perfettamente per il racconto evangelico dei vignaioli malvagi, di cui vediamo raffigurato, a destra, l’ultimo momento, quello dell’uccisione del figlio del padrone, dopo essere stato scacciato dalla vigna. Un padrone, dalle sembianze di Dio Padre che, sulla sinistra, viene informato del crimine compiuto.V. P.




