Le
In punta di spillo
Pubblicato il Novembre 27, 2024

Le parole un po’ stonate di un grande cantautore un pochino manicheo

In punta di spillo, una rubrica di Bruno Fasani

“Il 31 ottobre del 1979 te ne sei andato piegato dalla fatica. Ricordo ancora il tuo mezzo sorriso, caro papà, dolce e gentile. L’altra metà te l’avevano portato via i due anni di lager nazista a Dortmund che avevi dovuto scontare per non esserti voluto piegare alla barbarie del nazifascismo. Non ci crederai, ma sono tornati, lupi travestiti da agnelli, bulli, arroganti e le facce ghignanti. Con i loro deliri, i loro dileggi, la loro propaganda e la stessa ignoranza. Io resto orgoglioso di te. Viva Giovanni Carlo Rossi, papà Carlino”.

Con queste parole, certamente piene di tenerezza, Vasco Rossi ha voluto ricordare suo padre a 45 anni dalla morte. Parole di un figlio, ma anche un manifesto ideologico, di cui già si sono impadroniti alcuni programmi Rai e numerose testate giornalistiche. Caro Vasco, personalmente non ci sto a fare mie le tue parole. Io ho scoperto solo trent’anni fa che anche mio padre era stato arrestato e imprigionato dai nazifascisti e le conseguenti torture che aveva subito. E tutto questo per una colpa che non aveva mai commesso. Il “colpevole” era lo zio Antonio, arrestato lo stesso giorno di mio padre. Il reato di cui si era macchiato, e di cui noi andiamo fieri, era stato quello di nascondere una bambina di soli due anni, figlia di un comandante partigiano, che si voleva uccidere se il padre non si fosse arreso. Non so se l’esperienza traumatica subita avesse tolto mezzo sorriso a mio padre. Se così era stato, lo nascondeva bene, avvezzo com’era ad essere pensoso. Di quanto aveva vissuto non lo abbiamo mai sentito dire una sola parola contro.

Caro Vasco, nelle tue parole, che accusano il presente di rinascita del fascismo, ho percepito invece una lettura manichea, come se il bene oggi fosse tutto da una parte e il male tutto dall’altra. Sai che non è così. Gridare ai lupi dalle facce ghignanti non solo è fuorviante, considerato che il fascismo non tornerà più (oggi il 90% delle nostre iniziative politiche è demandato all’Europa e alle sue leggi che ci pilotano e ci controllano) ma rischia di perpetuare all’infinito il clima di conflittualità, che ogni 25 aprile viene rappresentato secondo un copione che va in scena ad ogni festa della Liberazione. È arrivato il tempo, ed è anche tardi, di provare a riconciliare le ferite di una guerra, che sembra continuare invece negli animi e nelle parole. Anche perché, se dovessimo raccontare gli orrori compiuti dai fascisti, per onestà dovremmo ammettere anche qualche colpa dall’altra parte. Il Triangolo della morte, delle tue parti, è diventato famoso per gli innumerevoli omicidi, compresi quelli di molti preti, che si compirono dal 1943 al 1949 da parte di partigiani comunisti. Io stesso ho avuto modo di ascoltare le confidenze di qualcuno di loro, prima della loro morte, e ti assicuro che l’orrore di ciò che ho sentito mi fa male solo a evocarlo col pensiero. È arrivato il tempo di spegnere i bracieri, tanto più, come ricordava lo zio, che un granello di incenso, al Duce, sono stati in molti a bruciarlo, anche tra coloro che, con un colpo di fard, si sono fatti il trucco di una presunta verginità.

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