C’è ancora posto per affido e adozioni?
Attualità, Editoriali, Il Settimanale

Pubblicato il

5 Febbraio 2026
Editoriale

C’è ancora posto per affido e adozioni?

di Edoardo Patriarca

 

Foto Siciliani – Gennari / Sir

 

“Prima i bambini” è il tema della Giornata per la Vita celebrata lo scorso 1° febbraio. Si legge nel messaggio dei Vescovi che “ogni persona che mette al mondo dei bambini o si occupa dei piccoli – genitori, nonni, insegnanti, catechisti, persone consacrate, famiglie affidatarie – dovrebbe sentire la simpatia e la stima degli altri adulti, perché il servizio al sorgere della vita è garanzia di bene e di futuro per tutti” e poi che occorre abbandonare la “cattive inclinazioni di una società narcisista e indifferente, in cui gli adulti sono troppo occupati da loro stessi per fare davvero spazio ai bambini…”. Il riferimento opportuno alle famiglie affidatarie offre lo spunto per un approfondimento su quanto sta accadendo alla legislazione nazionale a proposito di affido e adozione. La proposta di legge del Governo “Disposizioni in materia di tutela dei minori in affidamento” (ddl 1694), già approvata dalla Camera, ora in discussione presso la Commissione Giustizia del Senato, ha riproposto all’attenzione della politica e dell’associazionismo la vasta tematica dell’affido familiare e della tutela dei diritti dei bambini e delle bambine. Gli articoli vanno a modificare la legge 184/1983 nota come legge sul “diritto del minore ad una famiglia”, la normativa fondamentale che regola l’adozione nazionale e internazionale, e l’affidamento dei minori. Viene istituito presso il Dipartimento per le politiche della famiglia il Registro nazionale delle famiglie affidatarie, delle comunità di tipo familiare e degli istituti di assistenza, e il Registro dei minori in affido presso ciascun tribunale per i minorenni e i tribunali ordinari. Il Registro nazionale strutturato su base provinciale conterrà il numero dei minori collocati in affido, la denominazione delle comunità e degli istituti, il numero di famiglie, comunità e istituti disponibili all’affidamento. Il compito che gli è affidato è di “monitorare il ricorso agli affidamenti dei minori momentaneamente privi di un ambiente familiare idoneo e di prevenire e ridurre situazioni di collocamento improprio”. Il secondo Registro conterrà un capitolo specifico per ciascun minore sottoposto a procedura di affidamento e comunicherà trimestralmente i dati al Dipartimento per la giustizia minorile ai fini di monitoraggio del disagio sociale. Si prevede l’istituzione dell’Osservatorio nazionale con compiti di analisi dei dati forniti dal registro nazionale, e di segnalazione alle autorità competenti su situazioni di collocamento improprio con indicazioni di ispezioni e sopralluoghi. Entro il 30 giugno di ogni anno l’Osservatorio dovrà fornire una relazione sulla propria attività al Dipartimento per la famiglia che poi verrà trasmessa alle Camere. Si prevedono sinergie con l’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, con l’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia e alla pornografia minorile, e con quello sulla violenza nei confronti delle donne. Qualche considerazione. La necessità di un Registro nazionale è una richiesta che fanno da anni gli operatori del settore: senza dati e senza un monitoraggio non si possono pensare politiche di sostegno all’istituto dell’affido, soprattutto quello familiare, oggi in difficoltà. Purtroppo i cambiamenti demografici, sociali e culturali hanno reso sempre più complessa la ricerca di nuove famiglie disponibili a vivere l’esperienza dell’affido, nonostante la legge abbia ormai quarant’anni anni di vita. Le famiglie stanno cambiando i loro assetti organizzativi, sono schiacciate dagli impegni e su di esse grava un peso di cura non alleggerito da servizi pubblici da sempre carenti. Eppure l’affido familiare parla della famiglia come soggetto pubblico, un bene comune costruttore di legami, un’esperienza di dono e di cura verso bambini e bambine a cui non viene revocata la potestà dei genitori naturali. E allora perché non cogliere l’occasione per rafforzare la legge attuale e rilanciare l’istituto dell’affido familiare? Perché non rafforzare le reti associative delle famiglie affidatarie? Nelle righe di questa proposta di legge ancora riecheggiano i casi “Bibbiano” e della “famiglia nella casa nel bosco”: l’Osservatorio nascente dovrebbe curare soprattutto il monitoraggio delle buone pratiche piuttosto che segnalare indagini e ispezioni. Davvero è questa l’urgenza? O l’urgenza della piena attuazione del principio del superiore interesse dei bambini a vivere nelle famiglie di origine. Non è questa l’occasione per rimettere al centro delle nuove sfide educative a cui sono chiamate le famiglie le amministrazioni locali e le reti del terzo settore, per animare comunità educanti degne di questo nome? Il collocamento in struttura non dovrebbe essere l’estrema ratio? Sono 25 mila i minori ospitati in strutture residenziali e 16 mila in affido familiare (sono esclusi i minori non accompagnati), per un costo annuo di circa 1,3 miliardi (dati più dettagliati sono contenuti nel rapporto 2024 del Ministero lavoro e affari sociali): non sarebbe un segno di speranza aprire una riflessione di lungo termine, in un paese in pieno crollo demografico, per ripensare l’impianto generale delle politiche per l’infanzia?

 

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