Papa
Chiesa
Pubblicato il Aprile 25, 2026

Papa Leone: “Guai a chi usa il nome di Dio”

Viaggio apostolico in Africa: nella visita in Camerun parole forti e chiare contro i “signori della guerra”

di M. Michela Nicolais

“Beati gli operatori di pace! Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso”. Sta tutto in tutta questa contrapposizione, tra pace e guerra, speranza e rassegnazione, il messaggio di Leone XIV dal Camerun, seconda tappa del suo viaggio apostolico in Africa (15-18 aprile). Nell’incontro di preghiera per la pace a Bamenda, città anglofona martoriata e insanguinata dalle lotte indipendentiste, il Papa ha amplificato l’appello rivolto al mondo durante la recente Veglia di preghiera in piazza San Pietro. “Dio non ci ha mai abbandonato! In Dio, nella sua pace, possiamo sempre ricominciare!”, ha assicurato. “Che tutti possiamo proseguire sulle strade del bene che portano alla pace!”, l’auspicio del Pontefice, secondo il quale l’impegno per la pace a Bamenda, grazie soprattutto al dialogo tra cristiani e musulmani, può rappresentare “un modello per il mondo intero”.

“I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire”, la denuncia che dal cuore dell’Africa si dilata fino all’intero scacchiere internazionale: “Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare. Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine. Il mondo è distrutto da pochi dominatori ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali”.

Nella messa all’aeroporto di Bamenda, Leone ha inoltre denunciato come “alle problematiche interne, spesso alimentate dall’odio e dalla violenza, si aggiunge anche il male causato dall’esterno, da coloro che in nome del profitto continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo”. “Tutto questo rischia di farci sentire impotenti e di disseccare la nostra fiducia”, del Papa: “Eppure, questo è il momento di cambiare, di trasformare la storia di questo Paese. Oggi e non domani, adesso e non in futuro, è giunto il momento di ricostruire, di comporre nuovamente il mosaico dell’unità mettendo insieme le diversità e le ricchezze del Paese e del Continente, di edificare una società in cui regnino la pace e la riconciliazione”.

Un compito, questo, affidato in modo particolare ai giovani, che da soli sono più della metà della popolazione. Ed è proprio a loro che Leone ha rivolto il suo appello, il giorno dopo, da Douala, capitale economica del Paese, dove è stato accolto e accompagnato – come in ogni tappa in Camerun – da un popolo in festa, con la sua gioia contagiosa a ritmo di canti, danze e coreografie variopinte come il colore degli abiti. “Rifiutate ogni forma di sopruso e di violenza – ha esortato il Papa -, che illudono promettendo guadagni facili ma induriscono il cuore e lo rendono insensibile. Non dimenticate che il vostro popolo è ancora più ricco di questa terra, perché il suo tesoro sono i suoi valori: la fede, la famiglia, l’ospitalità, il lavoro. Siate protagonisti del futuro, seguendo la vocazione che Dio dona a ciascuno, senza lasciarvi comprare da tentazioni che sperperano le energie e non servono al progresso della società”.

“Annunciare Gesù Risorto significa tracciare segni di giustizia in una terra sofferente e oppressa, segni di pace tra rivalità e corruzioni, segni di fede che ci liberano dalla superstizione e dall’indifferenza”, ha spiegato il Pontefice a conclusione dell’omelia, davanti a 120mila persone: “Ogni gesto di solidarietà e perdono, ogni iniziativa di bene è un boccone di pane per l’umanità bisognosa di cura”.

“L’Africa può contribuire in modo fondamentale ad allargare gli orizzonti troppo angusti di un’umanità che fatica a sperare”, ha detto il Papa tornando a parlare di speranza, durante l’incontro con il mondo universitario nell’Università cattolica dell’Africa Centrale, a Yaoundé: “oggi abbiamo urgente bisogno di pensare la fede all’interno degli scenari culturali e delle sfide attuali, così da farne emergere la bellezza e la credibilità nei differenti contesti, specialmente in quelli più segnati da ingiustizie, diseguaglianze, conflitti, degrado materiale e spirituale”. Non approvare “pratiche inaccettabili”, ma “formare pionieri di un nuovo umanesimo” nel contesto della rivoluzione digitale.

Santa Croce, Sagra del ritrovamento della Croce del Signore
Dal 1° al 3 maggio, si terrà presso la parrocchia di Santa Croce di Carpi la Sagra del ritrovamento della Croce del Signore
di redazione@notiziecarpi.it 
Pubblicato il 24 Aprile, 2026
Dal 1° al 3 maggio, si terrà presso la parrocchia di Santa Croce di Carpi la Sagra del ritrovamento della Croce del Signore
Scuola Sacro Cuore, tra fedeltà alla missione e sostenibilità
La Scuola Sacro Cuore di Carpi tra fedeltà al proprio carisma e impegno per la sostenibilità. Ne parla don Massimo Dotti, presidente dell’Aceg. Il progetto di aprire il fondo dal nome “Fondo-Cuore”, dove tutti, non solo le famiglie degli alunni, possano contribuire
di redazione@notiziecarpi.it 
Pubblicato il 24 Aprile, 2026
La Scuola Sacro Cuore di Carpi tra fedeltà al proprio carisma e impegno per la sostenibilità. Ne parla don Massimo Dotti, presidente dell’Aceg. Il pro...