Da dove nasce la morale? La politica e la bibbia dell’urna di chi si sente come dio
In punta di spillo, una rubrica a cura di Bruno Fasani
Il 15 luglio scorso, il governo francese ha dato il via libera alla legge che introduce la pratica dell’eutanasia e del suicidio assistito, due situazioni distinte ma affini nel loro esito, perché la differenza di scenari è diversa ma il risultato identico. La Francia dopo aver introdotto l’aborto come diritto costituzionale (si noti bene che l’aborto terapeutico può essere riconosciuto legalmente in alcuni casi particolari e ad alcune condizioni, non come principio per cui lo Stato decreta il diritto ad uccidere un bambino prima della nascita), la Francia, dicevo, ora ha deciso che si può sopprimere una vita con l’eutanasia (non conosco in dettaglio le condizioni richieste), così come riconosce il diritto a chiedere la morte, con il suicidio assistito. E sappiamo che ormai, in molti casi, la richiesta dei questa pratica non è legata a condizioni di malattia fisica gravemente invalidante, ma anche a quella stanchezza esistenziale che va sotto il nome di mal di vivere.
Il governo francese ce l’ha messa tutta per arrivare in tempo. Ci ha dato dentro, come si dice in questi casi, prima del 25 settembre, quando papa Leone XIV sarà in Francia per una visita pastorale. Il rischio che si temeva era che nel suo intervento al Parlamento ribadisse il valore della sacralità della vita, dal concepimento alla morte, rischiando di portare a casa i dieci minuti di applausi che aveva ricevuto a Madrid dopo il suo intervento. Un’offesa inaccettabile alla laicità, il totem sacro che da due secoli ha sostituito Oltralpe chiese e campanili. Un affronto peggio delle sei sberle prese dall’Inghilterra nella partita di assegnazione del terzo posto ai mondiali. Con un intervento dai tempi sospetti, il governo ha fatto sapere che, a fronte di una Waterloo possibile, c’è sempre la presa di una Bastiglia e all’Eliseo sanno ciò che va fatto in questi casi, per tener alta la testa al ritmo di marcia e alle note dell’orgoglio: allons enfants de la Patrie…
Se in Francia non sembrano avere grandi scrupoli di coscienza, non è che in giro per il mondo le cose girino meglio. Vannacci, diventato per non pochi italiani, cattolici compresi, la bibbia dell’urna, non perde occasione di dire che l’etica non si attinge dalle religioni. Beato lui che ha le idee chiare. E chi decide allora cosa è morale e cosa non lo è? In passato, quando si rifletteva di più e si faceva ricorso a meno slogan acchiappa voti, si diceva che la morale o l’etica (che sono la stessa cosa) era la ricerca del bene come fondamento della felicità delle persone. A concorrere a formulare la morale c’era la natura, cui si univa la filosofia, le religioni, l’esperienza, la cultura, le scoperte scientifiche… Era, cioè, la società nel suo insieme che andava a definire le regole per cui il mondo avrebbe funzionato meglio. Nel secolo scorso questa logica è saltata completamente. Il pensiero radicale ha buttato a gambe all’aria l’impostazione dei valori, introducendo al suo posto l’utilitarismo morale, quello individualista, per cui faccio quello che mi pare e piace. In secondo luogo introduceva il principio del desiderio, secondo cui buono è quello che piace a me. Oggi sembra che anche questo sia superato. Ciò che è morale lo decide chi comanda, che è ciò che succede quando alcuni che fanno politica si sentono dio. Un dio minuscolo ma pur sempre un dio.




