8xmille, firme, offerte e lasciti per amore
L’importanza della firma per la Chiesa cattolica: ne parliamo con don Flavio Segalina, economo diocesano
di Luigi Lamma
Nell’intervista rilasciata in qualità di vicepresidente CEI e presidente del Comitato nazionale per il Cammino Sinodale sul tema dell’8xmille, mons. Erio Castellucci evidenziava alcune criticità: calo dei firmatari, scarsa sensibilità delle comunità che preferiscono ragionare in termini esclusivamente “locali” (le diocesi sottovalutano l’importanza delle campagne per le firme), drenaggio di una parte consistente delle offerte pervenute verso gli IDSC alcuni dei quali riescono a coprire solo una piccola parte dei bisogni e poca informazione sull’utilizzo dei fondi. Riprendiamo questi temi fondamentali per favorire la partecipazione di ogni cittadino al sistema dell’8xmille e stimolare i fedeli cattolici a prendere sul serio una concreta corresponsabilità alla vita della Chiesa.
Lo facciamo con don Flavio Segalina, economo della diocesi di Carpi, vicario episcopale interdiocesano per l’amministrazione e presidente dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero (IDSC). “Per quanto riguarda la realtà degli IDSC – afferma don Segalina – è opportuno precisare che ogni Istituto amministra un patrimonio in funzione del fondo per gli stipendi dei sacerdoti e in caso di una redditività positiva tutto viene trasferito alla CEI per questa finalità. Nella diocesi di Carpi, ad esempio, sono stati fatti interventi migliorativi del patrimonio immobiliare, in particolare sotto la spinta della ricostruzione post terremoto, che negli ultimi due anni hanno aumentato la qualità e la redditività degli immobili. Forse questo è un aspetto poco conosciuto, ma al netto delle spese di gestione tutto viene trasferito all’Istituto Centrale Sostentamento Clero.
Nel caso siano programmati degli inter venti straordinari, per esempio di ristrutturazione o di riqualificazione degli edifici, nessuno finanzia l’istituto, questi sono possibili solo recuperando risorse dalla vendita del patrimonio in funzione di un miglioramento complessivo del patrimonio stesso. Emblematico il caso di un condominio a Mirandola, ormai completamente obsoleto con appartamenti molto deteriorati: grazie alla ricostruzione post sisma è stato abbattuto e ricostruito generando così una migliore redditività dagli affitti. Come abbiamo constatato anche in ambito pubblico e nell’edilizia civile la ricostruzione ha contribuito per tutti ad un miglioramento della qualità e sicurezza degli immobili”.
E’ prossima la pubblicazione del rendiconto sull’utilizzo dei fondi 8xmille del 2025, quali valutazioni si possono anticipare o confermare rispetto a quello del 2024 (culto e pastorale 525mila euro + 498mila interventi caritativi)?
Anche il rendiconto del 2025 manterrà sostanzialmente gli stessi importi e le stesse ripartizioni tra i due ambiti previsti, attività di culto e pastorale e inter venti caritativi, e nel dettaglio rispondono a quanto stabilito nel rendiconto preventivo che si approva ad inizio anno. Precisiamo subito che nella voce delle attività di culto e pastorale non rientrano le retribuzioni dei sacerdoti seco incardinati nella diocesi e neppure i sacerdoti secolari e religiosi che sono in ser vizio pastorale tramite convenzioni. Qui rientrano le spese per la gestione degli uffici pastorali e di Curia, e, dove possibile, i contributi alla vita e ai bisogni delle parrocchie. Anche sull’integrazione delle spese della ricostruzione la Diocesi interviene solo con fondi propri e non attingendo all’8xmille, ci sono interventi che godono di contributi dell’8xmille, che vengono richiesti su progetti specifici, riconosciuti dalla Cei con contributi dedicati, ad esempio interventi di manutenzione straordinaria di edifici di culto e pastorale, per il recupero di opere d’arte, organi, impianti di allarme e di video sorveglianza.
C’è molta attenzione a dare evidenza ai molteplici interventi caritativi sostenuti dalla Chiesa cattolica a favore di varie situazioni di povertà educativa e materiale. Come si muove la Chiesa carpigiana?
E’ vero che negli ultimi anni non sono state realizzate opere segno, come la Cittadella della Carità o l’Emporio Cinquepani, ma si stanno portando avanti questi ed altri progetti considerando che quasi il 50% dei fondi per la carità sono affidati alla Caritas Diocesana. Poi c’è attenzione per altri Enti come le realtà educative dell’Oratorio cittadino Eden, anche la scuola professionale Nazareno è stata sostenuta in modo corposo, ora la situazione è migliorata e quindi le esigenze di contributi sono diminuite. Siamo andati incontro alle necessità della scuola materna di Mortizzuolo che rischiava la chiusura, favorendo le iscrizioni di famiglie che non potevano permettersi la retta. Così la scuola è andata avanti a beneficio delle famiglie e del paese che ha mantenuto un presidio vitale. Per quanto riguarda il futuro, siamo nella fase di transizione verso l’unificazione con la diocesi di Modena, e c’è già un servizio Caritas interdiocesano, sarà compito di questo organismo stabilire cosa e come rimodulare gli interventi caritativi sul territorio della nuova diocesi. È chiaro che le realtà presenti a Carpi non verranno cancellate ma ricomprese nell’intero ambito caritativo.
La partecipazione dei fedeli al sostentamento economico della Chiesa dovrebbe essere espressione di comunione mentre a volte non è compresa oppure condizionata da pregiudizi…poi tutti pretendono di avere la chiesa ricostruita e il parroco residente ma quando si tratta di provvedere al mantenimento dell’una e dell’altro… come si può ristabilire un clima di fiducia?
Non parlerei solo di fiducia perché in questo momento non è il fattore più penalizzante. Credo piuttosto che siamo di fronte ad un cambiamento sociale e anche culturale che impatta di più sulla Chiesa. La pratica religiosa della nostra gente è in caduta libera, la frequenza alla messa domenicale, a parte alcuni momenti forti, è molto bassa, in alcune piccole parrocchie si fatica ad assicurare il catechismo ad un piccolo numero di bambini, trovare famiglie giovani che partecipano alla vita della parrocchia è difficile. Quindi non credo che il calo delle firme sia solo una ritorsione verso alcune situazioni negative presenti nella Chiesa o provocate da sacerdoti e riportate dalla cronaca in modo più o meno veritiero. C’è un cambiamento sociale e culturale non favorevole alla Chiesa oppure che considera la Chiesa alla stregua di ogni altra associazione o ente benefico che chiede contributi.
Ci sono campagne mirate per promuovere anche i lasciti testamentari, un tempo la Chiesa era tra i primi enti considerati dai benefattori. Ora com’è la situazione?
E’ vero, un tempo la Chiesa era riconosciuta come principale destinataria delle ultime volontà. Oggi con tutti mezzi di comunicazione, sia tradizionali che social, arrivano messaggi martellanti e tutti gli enti stanno facendo pubblicità chiedendo donazioni testamentarie. Ci sono realtà sia cattoliche che laiche che sono molto attive e pressanti con queste richieste.
Quindi riassumendo ci sono varie modalità per sostenere la vita della Chiesa in Italia: la firma per l’8xmille, le offerte deducibili per i sacerdoti, e, con effetti più locali, i lasciti testamentari? Cosa si può evidenziare ancora sulla semplicità della firma per l’8xmille visto che siamo in un periodo di dichiarazione dei redditi?
Intanto va rimarcato che il sistema di assegnazione dei contributi così come definito con lo Stato italiano consente per una certa quota di attenuare la contrazione del numero delle firme. Se poi il contesto economico del Paese è abbastanza positivo come in questi anni, aumenta il livello contributivo di cittadini e imprese e ne beneficiano tutte le realtà destinatarie dell’8xmille, non solo la Chiesa cattolica. L’altro aspetto fondamentale che andrebbe compreso è che al contribuente la firma dell’8xmille non costa nulla. Di fatto con questa modalità si aiuta la Chiesa senza essere penalizzati nel reddito o nella tassazione. Questo non è poco e va chiarito a tutti.




