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Attualità, Carpi, Territorio
Pubblicato il Maggio 29, 2026

Istituto Meucci: quando la scuola parla al mondo. L’evoluzione dell’italiano L2 tra laboratori d’arte e sfide del territorio

Viaggio dentro l’integrazione degli studenti stranieri: dalle aule alle Gallerie Estensi, tra nuove frontiere della didattica e criticità del sistema scolastico

Classe Istituto Meucci

 

 

prof.ssa Enza Cubelli

All’IIS “A. Meucci” di Carpi l’inclusione linguistica non passa soltanto attraverso i manuali di grammatica o le lezioni tradizionali di italiano L2. Negli ultimi anni la scuola ha costruito un percorso educativo più ampio e articolato, capace di intrecciare apprendimento linguistico, orientamento, conoscenza del territorio e cittadinanza attiva. Prima ancora delle visite alle Gallerie Estensi di Modena, al Planetario o al Palazzo Ducale di Mantova, il progetto prende forma tra i corridoi e le aule dell’istituto, dove gli studenti stranieri del triennio – neoarrivati in Italia o con fragilità linguistiche significative – partecipano a laboratori extracurricolari pensati per rafforzare le competenze comunicative e accompagnarli verso una più consapevole integrazione scolastica e sociale. Non si tratta soltanto di “insegnare l’italiano”, ma di costruire strumenti concreti per affrontare il futuro: simulazioni di colloqui di lavoro, attività dedicate alla compilazione del curriculum vitae, orientamento ai percorsi post-diploma, potenziamento del lessico disciplinare e sviluppo della competenza alfabetica funzionale, la prima delle otto competenze chiave individuate dall’Unione Europea per l’apprendimento permanente.

Il progetto, coordinato dalle docenti Rosa Platania ed Enza Cubelli, rappresenta oggi una delle esperienze più significative dell’istituto nell’ambito dell’italiano L2 e nasce da un’evoluzione lunga e complessa, maturata nel tempo attraverso le trasformazioni sociali del territorio carpigiano.

QUANDO SONO ARRIVATI I PRIMI STUDENTI STRANIERI NELLE SCUOLE ITALIANE, l’insegnamento dell’italiano L2 era spesso affidato alla buona volontà dei docenti più sensibili al tema, pur in assenza di una preparazione specifica glottodidattica. Anche al Meucci, inizialmente, prevaleva una dimensione sperimentale, quasi di “curiosità educativa”: si cercava di insegnare l’italiano senza trasformare l’errore in motivo d’ansia o di esclusione. Con il passare degli anni, però, il fenomeno migratorio ha assunto dimensioni strutturali e la scuola si è trovata a confrontarsi con nuove emergenze educative. Fondamentale è stata la sinergia territoriale costruita con il Comune di Carpi, il Centro Unico delle Scuole e il CPIA, che ha permesso di strutturare percorsi più efficaci e professionali.

Le figure coinvolte sono cambiate: dai primi interventi occasionali si è passati a docenti formati specificamente nell’insegnamento dell’italiano come seconda lingua, con metodologie capaci di valorizzare il plurilinguismo e le competenze pregresse degli studenti.

Dietro i progetti e le riforme, tuttavia, restano le storie personali dei ragazzi. A Carpi la realtà degli studenti stranieri è estremamente variegata: ci sono minori ricongiunti alle famiglie dopo anni di separazione, giovani nati in Italia ma cresciuti tra codici culturali differenti, adolescenti che vivono il senso di sospensione tipico di chi si sente “tra” due mondi.

Come sottolineano Duccio Demetrio e Graziella Favaro, il vissuto migratorio implica una continua ridefinizione delle appartenenze. Gli studenti costruiscono identità “a mosaico”, sospese tra lingua madre e italiano, tra aspettative familiari e richieste scolastiche.

A tutto questo si aggiungono le difficoltà materiali del quotidiano: molti ragazzi vivono in contesti abitativi precari o condivisi con altri lavoratori; spesso i figli più grandi diventano interpreti burocratici dei genitori o si occupano dei fratelli minori, assumendo responsabilità adulte troppo presto.

In questo scenario, la barriera linguistica rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la dispersione scolastica, soprattutto nella scuola secondaria superiore, dove i linguaggi disciplinari diventano astratti, specialistici e fortemente decontestualizzati. La difficoltà di comprendere testi e lezioni genera frequentemente frustrazione, senso di inadeguatezza e autoisolamento. In alcuni casi, anche le famiglie – spesso prive di strumenti culturali o linguistici adeguati – faticano a sostenere il percorso scolastico dei figli. Lo studio rischia così di essere percepito come poco utile rispetto all’ingresso precoce nel mondo del lavoro o alle necessità economiche domestiche.

Un’ulteriore criticità riguarda gli studenti che arrivano in Italia a metà anno scolastico, quando le classi sono già formate e spesso numericamente sovraccariche. Nelle scuole superiori, inoltre, il mancato riconoscimento di alcuni titoli di studio stranieri può costringere adolescenti già grandi a percorsi scolastici non adeguati alla loro età e alle loro competenze.

Proprio per rispondere a queste problematiche, il Meucci ha progressivamente costruito un sistema di corsi L2 flessibili e modulari, gestiti da docenti interni e progettati per fornire ai neoarrivati non soltanto l’italiano della comunicazione quotidiana, ma anche gli strumenti linguistici necessari per affrontare le discipline scolastiche e il futuro lavorativo.

È in questo contesto che si inseriscono le uscite didattiche realizzate nell’ambito del progetto.

Le attività sono state introdotte dalle due docenti  a scuola attraverso momenti preparatori durante i quali gli studenti hanno ricevuto schede guida e indicazioni per la realizzazione di un diario di bordo. Gli elaborati prevedevano la descrizione delle esperienze vissute e l’analisi di opere d’arte o ambienti osservati durante le visite.

La prima esperienza si è svolta alle Gallerie Estensi di Modena, dove il percorso era dedicato al tema degli incontri tra culture diverse. Tra gli oggetti della raccolta estense, alcuni studenti hanno riconosciuto elementi appartenenti alle proprie culture di origine, come una tegliera in argento con incisioni arabe. Un dettaglio apparentemente semplice, ma capace di trasformare la visita in un autentico momento di riconoscimento identitario e dialogo interculturale.

Attraverso schede guidate, gli studenti hanno imparato ad analizzare opere d’arte individuandone formato, uso della luce, personaggi rappresentati, messaggio e impressioni personali, sviluppando competenze descrittive e lessicali.

La visita è proseguita presso il Museo della Figurina Panini, dove i ragazzi hanno riflettuto sul valore culturale e sociale della figurina, descrivendo immagini e personaggi attraverso il lessico appreso durante il laboratorio.

Particolarmente significativa, nel secondo incontro,  è stata anche l’esperienza “Un’opera in 1000 parole”, sempre alle Gallerie Estensi, basata su attività ludico-didattiche: giochi di riconoscimento, cruciverba artistici e percorsi di osservazione che hanno rafforzato le capacità linguistiche e interpretative degli studenti.

Il progetto ha incluso  la visita al Planetario di Modena, dove l’apprendimento linguistico si è intrecciato con quello scientifico.Osservando la volta stellata proiettata sulla cupola semisferica, gli studenti hanno approfondito temi legati alle costellazioni, ai moti planetari e alla struttura della galassia. Grande interesse hanno suscitato le storie mitologiche associate alle costellazioni e il confronto tra le differenti interpretazioni culturali del cielo stellato nelle varie civiltà.

L’esperienza del corso L2 si è poi conclusa con la visita al Palazzo Ducale di Mantova, residenza storica della famiglia Gonzaga. Gli studenti hanno esplorato la Camera degli Sposi di Andrea Mantegna, la Sala di Troia decorata da Giulio Romano, la Galleria delle Metamorfosi e altri ambienti monumentali del complesso, sviluppando capacità di lettura storico-artistica e contestualizzazione culturale.Al termine delle visite, i ragazzi hanno prodotto testi descrittivi utilizzando il lessico specifico acquisito durante il percorso.

L’esperienza del Meucci dimostra come l’apprendimento linguistico diventi realmente efficace quando è inserito in percorsi concreti, interdisciplinari e collegati alla vita reale. La lingua si apprende vivendo il territorio, osservando opere d’arte, partecipando ad attività collaborative, confrontando culture differenti.

Tuttavia, il progetto mette anche in evidenza alcune criticità strutturali ancora presenti nel sistema scolastico italiano.

La prima riguarda la gestione degli studenti stranieri neoarrivati, spesso inseriti in classi già sovraffollate e privi di un supporto linguistico stabile e continuativo. In molti casi, le scuole si trovano a fronteggiare emergenze educative senza risorse sufficienti, affidandosi alla disponibilità dei docenti interni e a progetti temporanei.

Un’altra problematica riguarda il riconoscimento dei percorsi scolastici precedenti e la difficoltà di costruire percorsi realmente personalizzati per studenti con competenze linguistiche molto diverse tra loro. La scuola italiana, ancora fortemente centrata su programmi e valutazioni standardizzate, fatica talvolta ad adattarsi ai tempi necessari dell’inclusione linguistica.

Nonostante queste difficoltà, esperienze come quella del Meucci dimostrano che l’italiano L2 non può essere considerato una semplice materia di recupero, ma uno strumento fondamentale di cittadinanza, integrazione e prevenzione della dispersione scolastica.

Le uscite didattiche a Modena e Mantova raccontano infatti una scuola che prova a superare i confini dell’aula e della grammatica tradizionale. Quando gli studenti analizzano la Sala di Troia di Giulio Romano, partecipano ai giochi linguistici di “Un’opera in 1000 parole” o scoprono che popoli diversi leggono lo stesso cielo attribuendo nomi differenti alle costellazioni, non stanno soltanto imparando una nuova lingua: stanno costruendo un ponte tra il proprio passato e il futuro nel Paese in cui vivono.

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