“Non chiamateli incidenti, è violenza stradale”: la voce di Fiab Carpi al sit-in davanti al Municipio
Attualità, Carpi, Territorio

Pubblicato il

29 Maggio 2026

“Non chiamateli incidenti, è violenza stradale”: la voce di Fiab Carpi al sit-in davanti al Municipio

Chiediamo interventi strutturali veri: vogliamo che le nostre strade di campagna diventino ‘Zone Rurali’ a 30 km/h e che la viabilità venga progettata per obbligare i veicoli a rallentare”

 

 

Fiab di Carpi

 

 

 

“Non chiamateli incidenti, basta morti in strada”; “Ogni ritardo ha un costo, servono interventi concreti”. Erano questi gli slogan riportati sui cartelli mostrati dai partecipanti al sit-in organizzato davanti al municipio ieri, 28 maggio, dalla Fiab di Carpi dopo i due incidenti mortali che hanno coinvolto Singh Mandeep in via Guastalla e Angelo Frignani in via Lametta. La manifestazione ha voluto riportare al centro dell’attenzione il tema della sicurezza stradale per chi si muove in bicicletta: “Non possiamo più voltarci dall’altra parte”, ribadisce Marzio Ligabue, referente dell’associazione. Il dolore per le recenti scomparse di Singh Mandeep e Angelo Frignani è ancora vivo, ma si accompagna a una rabbia crescente per un fenomeno che i dati della Polizia Locale rendono inequivocabile: nel 2025, a Carpi, gli scontri che hanno coinvolto biciclette sono saliti del 32% e i decessi sono raddoppiati.

Dal presidio è emersa una critica netta verso l’attuale gestione della sicurezza. “Le buone intenzioni non bastano più – sottolinea Fiab Carpi -. Mentre noi continuiamo a fare educazione stradale nelle scuole, vediamo sanzioni in netto calo e strade, come via Guastalla, che rimangono trappole mortali”.

L’associazione ha quindi rilanciato le proprie richieste, parlando direttamente alle istituzioni: “Chiediamo interventi strutturali veri: vogliamo che le nostre strade di campagna diventino ‘Zone Rurali’ a 30 km/h e che la viabilità venga progettata per obbligare i veicoli a rallentare”.

Infine, un appello rivolto anche all’informazione: “Chiediamo ai media di cambiare linguaggio. Non chiamateli ‘incidenti’: sono atti di violenza stradale causati da disattenzione, velocità e mancato rispetto delle regole. Dobbiamo smetterla di considerare il traffico come una fatalità ineluttabile: Angelo, Singh e le altre vittime meritano che da questa tragedia nasca, finalmente, un cambiamento radicale”.

 

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