Bilancio
Attualità, Carpi, Chiesa, Il Settimanale, Modena
Pubblicato il Giugno 4, 2026
Editoriale

Bilancio Sociale condiviso delle Caritas di Modena e di Carpi. Risposte che nascono dall’ascolto

di Suor Maria Bottura, Direttrice Caritas Diocesane di Modena-Nonantola e di Carpi

Una Carità in Cammino: Insieme al Servizio degli Ultimi

È con profonda gioia e senso di responsabilità che presentiamo il primo Bilancio Sociale condiviso delle Caritas Diocesane di Modena-Nonantola e di Carpi. Questo documento non rappresenta soltanto una rendicontazione dei progetti e delle attività svolte nel corso del 2025, ma costituisce una pietra miliare storica: il frutto visibile del cammino di unificazione che sta unendo le nostre due Diocesi e, di riflesso, le nostre due Caritas. Fondere le nostre storie e le nostre risorse in un unico orizzonte pastorale è un’opportunità straordinaria. Questo testo nasce prima di tutto per conoscerci meglio e arricchirci reciprocamente. Ciascun territorio porta con sé un patrimonio unico di esperienze: dalla fitta rete parrocchiale modenese ai progetti di sostegno capillare di Carpi. Condividere queste buone prassi ci permette di valorizzare le competenze di operatori e volontari, moltiplicando l’impatto dei nostri interventi. I numeri presenti in questo bilancio raccontano la straordinaria forza di una capillarità che si fa rete:

• Un presidio diffuso: L’azione di prossimità è animata complessivamente da 93 Caritas parrocchiali (66 nel modenese e 27 nel carpigiano), all’interno delle quali i Centri di Ascolto parrocchiali e diocesani rappresentano le antenne fondamentali per intercettare i bisogni.

• Il volume dell’aiuto: Nel corso dell’anno, l’impegno congiunto ha permesso di ascoltare, orientare e sostenere la cifra straordinaria di 14.488 persone complessive (di cui 10.792 nella Diocesi di Modena-Nonantola e 3.696 nella Diocesi di Carpi).

Dietro questi dati emerge però la fotografia di una fragilità che avanza silenziosa, evidenziata da un’importante considerazione sui nuovi casi. I nostri Centri di Ascolto registrano un continuo e preoccupante aumento di persone che per la prima volta si trovano costrette a chiedere aiuto. Nella sola Diocesi di Carpi, i nuovi nuclei familiari assistiti sono quasi raddoppiati, balzando dai 425 del 2024 ai 721 del 2025. Parallelamente, le Caritas parrocchiali modenesi hanno intercettato ben 1.099 nuovi accessi (pari a oltre il 10% del totale degli assistiti). Questo flusso di nuove povertà, che spesso colpisce nell’isolamento e nella perdita del lavoro, ci impone di superare la logica della pura emergenza, in un’ottica di progettualità e di prevenzione.

Questo flusso di nuove povertà è strettamente legato ai paradossi del mercato occupazionale ed edilizio, e alla morsa dell’inflazione, dinamiche che feriscono profondamente la dignità umana e su cui siamo chiamati a riflettere per intervenire attraverso progetti specifici, che diventano opere segno: tutti i servizi descritti in queste pagine dagli empori ai dormitori, dai centri di accoglienza ai laboratori – non vanno intesi come semplici strutture assistenziali o risposte puramente tecniche a un bisogno materiale. Essi sono, per loro natura, delle opportunità di riflessione per tutti.

Un’opera segno non ha lo scopo di risolvere da sola tutte le povertà del territorio, ma di indicare una direzione, di essere un modello pedagogico vivente. Essa “fa segno” alla comunità ecclesiale e civile, mostrando che una modalità diversa di accoglienza e di condivisione è possibile. Queste opere parlano visibilmente del Vangelo della carità, stimolando le comunità a uscire dalla delega per assumersi la responsabilità diretta dei fratelli più fragili. Il fine ultimo di questa pubblicazione è generare un servizio migliore di animazione delle comunità. La Caritas non è un semplice organo assistenziale, ma il cuore pulsante che stimola la Chiesa e la società civile a riscoprire il proprio impegno di accoglienza e sostegno dei poveri. Di fronte a bisogni complessi e multidimensionali che toccano l’emergenza abitativa, il lavoro, la solitudine, l’emarginazione – dobbiamo offrire risposte che nascono dall’ascolto e dalla riflessione.

Attraverso questo Bilancio Sociale, vogliamo offrire alle parrocchie uno strumento per guardare in faccia la realtà, promuovendo un “welfare generativo” dove chi dà e chi riceve cammina insieme nella ricerca di strade percorribili, oltre ogni forma di assistenzialismo. Solo uniti potremo essere una vera “Chiesa in uscita”, capace di offrire segni efficaci di speranza. Grazie a ciascuno di voi per il tempo, le energie e l’amore che dedicate quotidianamente a questo cammino comune.

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