In punta di spillo
Pubblicato il Giugno 5, 2026

La lezione di un nido da cui si può intuire il piano di Dio sull’uomo

In punta di spillo, una rubrica a cura di Bruno Fasani

In questo ultimo mese, una coppia di merli s’è fatta il nido sopra il lucernario davanti a casa mia. All’inizio ho ammirato la solidarietà della coppia. Lei, la mamma, sempre a covare per tenere al caldo le uova che contenevano la vita. Lui, il maschio, sempre a svolazzare intorno per cercare del cibo da posarle nel becco dorante la cova. Poi è arrivato il tempo della schiusa. Cinque piccole bocche sempre aperte a reclamare cibo e i genitori, a gara, a chi lo portava per primo. E infine il volo incerto ma aperto al futuro di quelle nuove creature, sotto il chiocciare vigilante dei genitori, pronti a intervenire e proteggere la loro progressiva autonomia. Mi sono trovato spesso a pensare quale insegnamento poteva venire al genere umano da quelle scene prese dalla natura. Che la famiglia umana sia in crisi è risaputo. Dire che sia anche un’ovvietà è inaccettabile, dove per ”ovvio” si intende un’evidenza talmente scontata, logica e chiara da non richiedere alcuna spiegazione. E invece dovremmo chiederci perché siamo arrivati a questo punto, mettendo in piedi quella che papa Leone XIV ha chiamato la “pandemia della solitudine”. Solitudine di coppie divise che lasciano sul campo ferite e fragilità. Solitudine di bambini contesi, obbligati ad essere involontari protagonisti dei conflitti parentali. Solitudine di una società che si ritrova fragile, insicura nei processi educativi, sfiorita di figli e quindi senza futuro.

Ma anche questo non è ancora il peggio della solitudine umana, intesa questa volta come morte dei sentimenti. Il racconto dell’orrore ci porta a Bordighera, una perla tra Sanremo e Ventimiglia, dove nei mesi scorsi Beatrice, una bimba di soli due anni, bella da mangiarla di baci, è morta sotto un calvario di torture procuratele da chi ci rifiutiamo di chiamare genitori. Quando la cronaca ci descrive le foto e le sequenze filmate registrate sul cellulare dagli assassini si fatica anche a procedere nella lettura. Si inorridisce per la crudeltà delle botte, degli urti violenti contro il muro, degli affondi che progressivamente riducevano il suo corpo a un robot cui si rompevano i pezzi sotto lo schiocco sordo delle fratture. Si inorridisce nel vedere quando le infilavano in bocca una sigaretta accesa perché fumasse, mentre si alzava al cielo il suo pianto disperato. Ma non era ancora questo il vertice dell’orrore. Era piuttosto nell’indifferenza di una madre che riprendeva a filmare sghignazzando il martirio di una figlia, mentre il compagno si prestava a fare il boia.

Un caso unico ed estremo? Magari fosse così. La scorsa settimana un padre a Napoli ha piantato due coltellate nel petto del figlio dodicenne, mandandolo in rianimazione. Anche in quel caso la cronaca ci parla di persone che fanno uso abituale di cocaina, alcol, dentro ambienti molto degradati. Ma quante sono le realtà in cui la droga entra nelle case creando disagi e sofferenze che non sempre finiscono nei resoconti della cronaca? Sarebbe interessante sapere perché bambini di nove anni sono portati al SerD (servizio per le dipendenze patologiche) per essere disintossicati. Chi li ha resi tali e perché? Su Facebook qualcuno ha commentato che Dio non esiste, perché se esistesse non potrebbe permettere cose simili. Per sapere come la pensa Dio basterebbe fermarsi a guardare un nido.