Santi, esempi di vita e dispensatori di fede
Padre Ricci “custode” di San Nicolò, Teresa Foracchi madre della gioventù e monsignor Gino Lugli “sentinella” dei casi difficili
di Andrea Beltrami
Anche il mese dedicato alla Madonna ci propone un elenco di personaggi “santi” per esempio di vita e dedizione al servizio al quale sono stati chiamati. Il primo che ricordiamo è padre Angelo Ricci, nato a Massa Carrara nel 1801 ma designato al convento di San Nicolò in Carpi fin dalla giovane età. Padre Anselmo si distinse per la grande carità e la disponibilità verso quanti gli chiedevano aiuto, sostegno e preghiere, ma soprattutto viene ricordato per l’attaccamento alla chiesa di San Nicolò. Quando venne soppresso il convento il nostro accettò l’incarico di cappellano presso il locale nosocomio, nel quale continuò la sua missione di assistenza e vicinanza ai malati. Quando la chiesa di San Nicolò passò al Comune di Carpi, padre Angelo venne nominato custode perché la tenesse aperta al culto; con la sua carità industriosa e attiva ottenne dai fedeli tutti i mezzi per iniziare un’opera di restauro e di riqualificazione dell’edificio, dal pavimento in cotto agli interventi pittorici della seconda metà dell’Ottocento. Colpito da infarto, si spegne il 16 maggio 1873 e i suoi funerali sono un trionfo di partecipazione popolare. Viene ricordato da una lapide posta in San Nicolò presso l’altare di San Giuseppe.
Teresa Foracchi è la seconda figura che ricordiamo. Nata a Carpi il 6 maggio 1806, rimase orfana di madre all’età di undici anni e fin dalla fanciullezza si dimostrò incline all’amore verso il prossimo. Crebbe nell’educandato di Santa Chiara e a ventisei anni ritornò in famiglia dove si prese carico delle persone e dei bisogni della casa, non trascurando l’assistenza alle persone bisognose e disagiate. Proprio durante questi momenti di assistenza la Foracchi contrasse una malattia, causata delle malsane condizioni dei luoghi frequentati, che la costrinse ad una lunga degenza. Guarita, sentì il bisogno di dedicarsi al bene di quelle ragazze bisognose di istruzione e sostegno morale; cominciò ad accogliere presso la propria abitazione ragazze alle quali, oltre a lezioni scolastiche, commissionava piccoli lavoretti seguendole e avviandole ad un mestiere. In poco tempo la sua casa si riempì di giovani desiderosi di apprendere, cui Teresa non lesinava consigli, istruzione e materna accoglienza.
Purtroppo le condizioni di salute la costringono a rallentare l’attività, fino a doverla completamente abbandonare per mancanza di forza ed energia. Il 24 maggio Teresa ha l’incontro con il Signore “lasciando speranza che le sia stata concessa la retribuzione dei giusti”, come fu scritto in un opuscolo proposto alla gioventù cristiana. L’ultimo, non per importanza, che prendiamo in considerazione è monsignor Gino Lugli, nato a Carpi il 3 giugno 1892, ricordato da molti come Parroco di Fossoli, Rettore del Seminario e cappellano dell’Ospedale Ramazzini di Carpi, uffici nei quali manifestò umiltà di vita, ricchezza interiore e fecondità di ministero. Uomo di Dio, di preghiera, di meditazione, di consiglio, come amava ricordare il vescovo Artemio Prati, che ci ricorda che don Gino, durante il servizio in ospedale, “era come la sentinella, sempre in agguato che nessuno sfuggisse alla rete della bontà di Dio.
Davanti a quelli che qualificheremmo i casi difficili, si armava di preghiera, di penitenza, di quella che fa soffrire veramente”. Monsignor Lugli era anche uomo di profonda carità, anche sostanziale; numerose persone lo raggiungevano nel modesto ufficio che aveva in ospedale per chiedere un aiuto economico, mai rifiutato da don Gino. Il nostro era anche uomo di profonda preghiera, fino a notte inoltrata dopo un lungo giorno di lavoro in ospedale. Attento alla vita della diocesi, partecipava assiduamente agli incontri, ai convegni e alle manifestazioni della chiesa di Carpi. Monsignor Lugli si spegne a Carpi alla fine del mese mariano del 1975 e lo stesso vescovo tesse un accorato elogio funebre ricordando l’uomo e il sacerdote, testimoniando quanto il clero, la diocesi e il vescovo dovessero a questa figura esemplare di testimone della fede.




