Sanità,
Attualità, Carpi
Pubblicato il Giugno 11, 2026

Sanità, un patto di cura per il territorio

Demenza, la sfida della cura tra ospedale e casa. Dottoressa Turci, geriatra: “Così la rete sostiene le famiglie”

di Maria Silvia Cabri

Accompagnare una persona cara lungo il sentiero della demenza è un impegno che richiede non solo amore e dedizione, ma una rete di competenze capace di non lasciare nessuno da solo. Ogni “campanello d’allarme”, una dimenticanza, un attimo di confusione, una difficoltà nel gestire i compiti quotidiani, rappresenta per le famiglie un momento di profondo smarrimento. Ed è proprio per dare risposte concrete a questo smarrimento che la provincia di Modena ha recentemente fatto il punto con il convegno “La qualità di cura dell’anziano con demenza tra strutture residenziali e ospedale”, mettendo attorno a un tavolo professionisti sanitari, enti locali, università e associazioni di volontariato.

Tra le organizzatrici dell’evento, c’è la dottoressa Marina Turci, medico geriatra del Centro Disturbi Cognitivi (CDCD) di Carpi, che, insieme a un gruppo di professionisti, eroga i percorsi di cura sul territorio carpigiano e coordina un percorso formativo continuo per migliorare la qualità di vita delle persone con demenza all’interno delle 51 Cra della provincia. Il convegno, un evento di grande spessore che ha richiamato oltre 200 professionisti, ha trasformato l’Aula Magna del Centro Servizi della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Modena e Reggio Emilia in un laboratorio di idee, dove sono state condivise le cosiddette “buone pratiche”, ribadendo l’importanza di un approccio che metta la persona, e non solo la diagnosi, al centro dell’agire clinico.

Dottoressa Turci, i dati emersi dal convegno parlano di 12.500 persone seguite in provincia e di un raddoppio delle prime visite tra il 2024 e il 2025. Come si spiega questo trend?

Non stiamo assistendo a un’epidemia improvvisa, quanto piuttosto a una maggiore consapevolezza. Le famiglie sono molto più sensibili rispetto a cinque anni fa, parlare di questa malattia è meno difficile e i medici di medicina generale, che restano il nostro primo e fondamentale filtro, sono diventati più rapidi nell’intercettare i primi sintomi. Anche il corso di formazione provinciale che abbiamo coordinato a marzo di quest’anno per i medici di famiglia ha dato ottimi frutti.

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