Radioterapia a Carpi: “Non siamo numeri, è una questione di dignità”
L’appello di altri pazienti: “Non spostate la nostra eccellenza”
di Maria Silvia Cabri
Si fa sempre più forte e corale il grido che si leva a difesa del mantenimento della Radioterapia all’ospedale Ramazzini di Carpi, un tema sollevato con forza dal direttore Lugi Lamma già dal numero 21 di Notizie. Dietro le analisi di bilancio e le ipotesi di riorganizzazione, esistono volti e storie che rischiano di essere dimenticate: sono quelle dei pazienti, per i quali la vicinanza del reparto non è un dettaglio logistico, ma un pilastro fondamentale della cura. Anche su questo numero diamo spazio ad altre testimonianze dirette di chi, in Radioterapia a Carpi, ha trovato non solo una competenza d’eccellenza, ma un alleato indispensabile per preservare la propria dignità e la propria quotidianità durante il percorso oncologico. Tra loro anche la dottoressa Annalena Ragazzoni, paziente oncologico, già medico di medicina generale e presidente Gafa.
La voce di una paziente e medico
Leggo con attenzione il dibattito sul destino della Radioterapia a Carpi. Ne sono profondamente coinvolta in quanto (per motivi facilmente immaginabili) sono stata recentemente curata all’interno della Breast Unit di Carpi (Unità di cura del tumore alla mammella). Tutto il ser vizio è un’eccellenza certificata: l’equipe multidisciplinare diretta dalla dottoressa Katia Cagossi ha ricevuto l’attestato di qualità europea della società scientifica EUSOMA per sei anni consecutivi.




