Campioni del mondo si diventa con metodo e la forza dell’umiltà
In punta di spillo

Pubblicato il

2 Agosto 2026

Campioni del mondo si diventa con metodo e la forza dell’umiltà

In punta di spillo, una rubrica a cura di Bruno Fasani

I mondiali di calcio sono scivolati via sulla testa degli italiani come nella favola dell’uva e la volpe, quando quest’ultima non potendo raggiungere i chicchi che la ingolosivano, perché troppo in alto, si rassegnò dicendo che erano ancora acerbi. Abbiamo rosicato, non potendo fare altro. Ha vinto la Roja, la Rossa, cioè la Spagna al suo secondo mondiale. Si scrive Roja, ma si pronuncia roca, perché altrimenti l’invidia potrebbe trasformarsi in volgarità. Ho tifato Spagna da subito. Il tifo nasce dall’orgoglio di chi si identifica col vincente e ha bisogno di alimentarsi di sentimenti lungo la strada. Non è un caso che, a fronte di un’Italia calcistica che da dodici anni non riesce ad andare ai mondiali, il pubblico italiano abbia ripiegato sul tennis, dove Jannik Sinner tiene alto il tricolore e l’orgoglio nazionale. Ma torniamo alla Spagna. Ho tifato per loro perché gli spagnoli sono i nostri veri cugini, per stile e per cuore, e poi perché giocano bene e ormai da tempo fanno man bassa di titoli. Campioni d’Europa e Medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi nel ‘24 e sedici titoli complessivi Uefa e Fifa nelle varie categorie. Ora il secondo mondiale, novant’anni dopo il luglio del 1936, quando l’Alzamiento dei generali diede vita alla dittatura, con una guerra fratricida durata cinquant’anni. Ancora una volta luglio come riferimento cronologico, ma stavolta nel segno dell’unità, con il re Felipe VI a far da garante, dall’alto della sua statura fisica e sportiva. Ho tifato Spagna per il metodo che sta dietro al suo successo e che le consente d’essere prima ormai da tempo. Si tratta di un metodo molto noto a chi è del mestiere, ma ormai trascurato in giro per il mondo, dove prezzolati agenti vanno in cerca, a suon di milioni, di stelle da mettere in campo. Spendono miliardi, ma non sempre al personaggio corrisponde anche l’uomo di valore e il calciatore di successo. Il metodo si chiama vivaio, in spagnolo canteras.

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