Migrazioni, da Lampedusa le indicazioni di Leone XIV
La realtà esige risposte non slogan
di Edoardo Patriarca
Il tema delle migrazioni torna ciclicamente nel dibattito pubblico a livello nazionale e nelle nostre comunità locali: peccato che non riesca mai a superare la logica della contrapposizione, dello slogan facile, delle affermazioni che talvolta non trovano riscontro nella realtà e che spesso alimentano un clima di inquietudine e di incertezza. Eppure, il tema del governo delle migrazioni ha un interesse strategico per la vita del nostro paese. Ricerche e studi condotti da università nazionali e internazionali, gli stessi dati forniti dal ministero degli interni, da Istat e da Eurostat offrono un quadro della realtà del nostro paese tanto chiara da supporre una convergenza per una politica di governo delle migrazioni lungimirante e ragionevole.
Prima di entrare nelle politiche vorrei riprendere i fondamentali della dottrina sociale della Chiesa che Papa Leone ha ribadito nel discorso del 11 giugno scorso alle Canarie e il 4 luglio a Lampedusa, in forma assai sintetica e illuminante nelle sue proposizioni. Vediamo di riprenderle. Anzitutto contro le mafie che trafficano e riducono in schiavitù donne e bambini, e contro le forze che divorano, schiavizzano e scartano tanti fratelli e sorelle. Il dramma delle morti – sempre Papa Leone – deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni d’origine, che devono creare condizioni di pace giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi.
Papa Leone non si ferma solo alla denuncia, entra nel merito: non basta gestire gli arrivi, rafforzare le frontiere e lamentarsi delle morti quando sono già avvenute. La dignità esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, protezione effettiva delle vittime, percorsi seri di accoglienza e integrazione e politiche che permettono a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra. Esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, ma esiste anche il diritto di non dover emigrare, il diritto a rimanere nella propria casa. Risvegliamo in tutti noi il coraggio della misericordia, conclude Papa Leone.
Cosa dice la realtà
Se questo è il quadro valoriale che ci dona il magistero sociale della chiesa, proviamo ora a misurarci con la vita concreta, con quel principio di realtà che fedele ai valori costituzionali si misura con i problemi della comunità e con le risorse disponibili, contrastando sia l’approccio meramente ideologico, sia il cinismo del “me ne frego” e della difesa identitaria del cortile di casa propria.
Cosa ci dice la realtà? Che stiamo diventando il paese nel quale la scarsità di lavoratori nei prossimi decenni rischia di frenare lo sviluppo economico e sociale come lo hanno conosciuto le generazioni adulte, mettendo a rischio persino la sostenibilità del welfare. Trattare e discutere l’immigrazione come un’emergenza o un problema di sicurezza vuol dire non avere una visione lunga e non comprendere il tempo che ci attende. Certo, è importante la revisione delle procedure per la protezione internazionale, per i rimpatri, per l’identificazione e per l’accoglienza come propone il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo appena approvato.
Ma l’immigrazione non è solo una questione di efficienza amministrativa come neppure esclusivamente di sicurezza: è un elemento strategico di governo per ridefinire il futuro del paese di fronte ad una transizione demografica di cui forse non ci si rende conto delle sue conseguenze nei prossimi decenni. L’Italia non è solo un paese con una popolazione sempre più anziana ma è un paese con tassi di natalità tra i più bassi al mondo, che vede migliaia di giovani italiani che emigrano e con una grave carenza strutturale di lavoratori nei prossimi anni. Interi settori produttivi senza la presenza, oggi, di persone di origine straniera non potrebbero mantenere i livelli di produttività e di benessere sin qui conquistati: parliamo del settore dei servizi, della logistica, del welfare familiare e della sanità, parliamo di settori strategici del manifatturiero e in agricoltura.
Si tratta per davvero di guardare la realtà per quella che è, con misericordia come ci ricorda Papa Leone, per trasformare le difficoltà e le fragilità in un’opportunità di crescita e riconciliazione, non per generare paura e insicurezza ma per costruire una nuova infrastrutturazione sociale che, fedele ai valori costituzionali, generi percorsi nuovi nei quali ciascuno ritrova la gioia della propria storia nell’incontro conviviale con le diversità, guardando lontano, al futuro.




