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4 Settembre 2026Dalla realtà della natura ai suoi naturali confini
Etica della vita, una rubrica a cura di Gabriele Semprebon
In due testi diversi Albert Einstein scrive: “ se questo essere divino è onnipotente, allora tutto ciò che accade, tutte le azioni, tutti i pensieri, tutti i sentimenti e tutte le aspirazioni degli uomini sono anch’essi opera Sua; com’è possibile quindi ritenere gli uomini responsabili delle proprie azioni e dei propri pensieri di fronte a un essere onnipotente? Distribuendo punizioni e ricompense, in una certa misura giudicherebbe sé stesso. Come si può conciliare questo aspetto con la bontà e la giustizia che gli vengono attribuite?…
La mia religione consiste in un umile ammirazione di quello spirito immensamente superiore che si rivela in quel poco che noi, con il nostro intelletto debole e transitorio, possiamo comprendere della realtà”. Questi due ragionamenti del grande fisico sono estremamente interessanti. Il primo ha una forte connotazione teologica quindi mi concentro sul secondo che ha uno spirito più scientifico ed etico, nel senso che, mette in evidenza come, attraverso lo sguardo attento e acuto dell’uomo verso la realtà, si riesce a percepire il valore di ciò che si ha di fronte con la possibilità di riferirlo anche al Creatore.
Dal punto di vista etico, questo è molto importante perché riuscendo a percepire un’alterità racchiusa nelle realtà sensibili, si riesce ad essere più attenti ai confini entro i quali trattare quella materia. La natura in sé, che porta l’impronta di un’alterità, esprime un perimetro etico e morale al di là del quale non si può andare. Chi forza questo confine, si pone in una posizione di presunta onnipotenza e questo, nella realtà dei fatti, diventa molto pericoloso nei confronti del bene autentico dell’uomo.




