Buon cammino don Eros e don Marco!
Chiesa, Modena

Pubblicato il

10 Settembre 2026

Buon cammino don Eros e don Marco!

In Duomo a Modena l’ordinazione sacerdotale di don Benassi e don Andreotti

Sabato 5 settembre nel Duomo di Modena il vescovo Erio Castellucci ha presieduto l’ordinazione sacerdotale dei diaconi Eros Benassi e Marco Andreotti, accompagnati dai familiari e dalle rispettive comunità parrocchiali, Campogalliano e Formigine, dove continueranno a svolgere il loro servizio pastorale. Commentando il brano del Vangelo della XXIII Domenica del Tempo Ordinario il vescovo Erio ha sottolineato l’importanza, specie per i presbiteri ma valida per tutti gli operatori pastorali, di non seguire la logica dell’audience e del consenso ma di agire nella consapevolezza che “noi siamo spinti dal Vangelo alla profondità più che all’estensione, alla qualità delle relazioni più che alla quantità delle adesioni”. E’ l’augurio che di cuore anche noi rivolgiamo a don Eros e don Marco e preghiamo per un fecondo ministero sacerdotale secondo quanto suggerito dalle parole dell’Arcivescovo che di seguito riportiamo.

L’omelia

L’aritmetica di Gesù è proprio elementare. La correzione del fratello che sbaglia comincia da due: “fra te e lui solo”. E continua: se non ti ascolterà, “prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni”. E poco dopo: “se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa”, il Padre la concederà. Per concludere: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. Numeri piccoli, che contrastano con la nostra tendenza ai conteggi su vasta scala. Noi siamo impressionati dalle grandi cifre. L’adunata oceanica in una piazza, la vincita da capogiro alla lotteria di Capodanno, la distanza astronomica fra le galassie: una somma che mette in campo i milioni o i miliardi, fa colpo sul nostro immaginario: i numeri piccoli no.

Eppure Gesù prende come unità di misura due o tre persone che provano a perdonarsi e a costituire una comunità. La riconciliazione parte dal “tu per tu” e non dalla divulgazione della colpa altrui; la preghiera al Padre prende forza dall’accordo tra due persone e non dal numero di quelli che avanzano la richiesta; e la presenza di Gesù in mezzo a noi non dipende dalle dimensioni dell’assemblea, ma dall’essere riuniti nel suo nome, si fosse pure in due o tre.

Il Signore non disdegna le folle – in certi momenti anzi gli si accalcano attorno – ma si lascia raggiungere dai molti per poter raggiungere i singoli. Si fa commuovere dalla miseria della gente, per poter trasmettere a ciascuno il tocco della misericordia. Non misura mai il successo sul metro dell’audience: non si esalta per le migliaia che lo ascoltano, e nemmeno si scoraggia se le folle che lo avevano acclamato all’ingresso in Gerusalemme, pochi giorni dopo gli urlano contro, preferendogli Barabba. Nell’uno e nell’altro caso, quando è acclamato come quando è rifiutato, il suo metro è la volontà del Padre per la salvezza di ogni persona.

I problemi per la Chiesa cominciano quando prende il sopravvento il conteggio e domina la logica del calcolo. Il verbo “contare”, nella sua ambiguità, esprime la tentazione più insidiosa per la comunità di Gesù. Chi comincia a contare i consensi, finisce per voler contare, cercare di imporsi. Contare e contarsi ha senso solo se diventa pungolo per la missione: se aiuta a tentare strade nuove quando i numeri sono scarsi e a ringraziare il Signore quanto sono abbondanti. Ma il conteggio deve fermarsi qui, altrimenti cade nella logica mondana del voler contare, valere, affermarsi. A noi deve bastare il conteggio di Gesù, devono bastare le dita di una mano, senza bisogno di calcolatori elettronici o digitali. Noi siamo spinti dal Vangelo alla profondità più che all’estensione, alla qualità delle relazioni più che alla quantità delle adesioni.

Eros e Marco diventano preti di una Chiesa oggi costretta all’aritmetica del Vangelo. È una costrizione provvidenziale, perché l’aiuta ad evitare i calcoli mondani, a fuggire la tentazione di contarsi e di contare. La riduzione dei numeri però non deve portare le comunità a ripiegarsi su loro stesse e accontentarsi dei “pochi ma buoni”; deve invitarle piuttosto, anche quando incassano consensi, a recuperare l’autenticità dei legami, la bellezza dei volti, la cura delle ferite. Quando questi nuovi presbiteri predicheranno, la gente certamente accorrerà in massa, attirata dal tocco gioviale di Eros e dalla venatura ironica di Marco. Ma, anche se avranno successo, dovranno comportarsi come se avessero di fronte solo una, due o tre persone: dovranno cercare di raggiungere il cuore di ciascuno. E, preparando le necessarie iniziative pastorali, non dimenticheranno che l’organizzazione è al servizio della relazione, non viceversa.

Cari Eros e Marco, può capitarvi persino – succede a tutti – di vivere incomprensioni nei rapporti umani. Chi, come voi, assume il compito di “sentinella” – ci ha detto Ezechiele nella prima lettura – si trova ogni tanto suo malgrado a prendere anche parti scomode e impopolari in comunità, fino a dover considerare qualcuno, secondo le parole di Gesù, “come il pagano e il pubblicano”. In tal caso, non dimenticate che il Signore ha riservato proprio ai pagani le lodi più grandi, apprezzando la fede del centurione romano (cf. Mt 8,20) e della donna cananea (cf. Mt 15,28). E, a proposito dei pubblicani, ricordate che Gesù ha mangiato con loro, per mostrare di essere venuto a chiamare non i giusti ma i peccatori (cf. Mt 9,10-13). La legge dei grandi numeri travolge le storie dei fragili; proprio quelle storie che la legge dei piccoli numeri, quella di Gesù, mette invece in risalto. Grazie per avere domandato alla Chiesa di diventare suoi ministri; non lasciatevi scoraggiare dalle critiche o esaltare dagli applausi. Il vostro bilancio sia solo quello del Vangelo: e risulterà in attivo ogni volta che avrete raggiunto un fratello o una sorella con la carezza della misericordia di Dio.

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