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28 Settembre 2026Ambiente, ecco chi paga il conto
Prosegue la nostra inchiesta sugli effetti dei cambiamenti climatici nel territorio della Bassa modenese
di Daniele Losi
Al tramonto, d’estate, in tanti paesi della Bassa passa un mezzo che nebulizza, con un getto bianco lungo i fossi e i tombini, la disinfestazione contro le zanzare, diventata in pochi anni un rito delle nostre sere. Pochi sanno che dietro quel gesto c’è un nome che credevamo dei Paesi lontani, il West Nile, il «virus del Nilo»: nel 2024 la provincia di Modena è stata la più colpita d’Italia, con sedici casi. La zanzara che lo trasmette prolifera con il caldo e i ristagni d’acqua, due cose che il clima ci regala in abbondanza. Quel mezzo che passa la sera è una delle tante rate di un conto che il riscaldamento ci sta già presentando, e che dopo tre puntate su caldo, acqua e aria è il momento di leggere per intero.
La voce più pesante la paghiamo con la vita. Le ondate di calore non sono un fastidio passeggero: nell’estate 2022 la mortalità al Nord ha toccato il 15 per cento, e nel 2024 l’Italia è stata il Paese europeo con più decessi legati al caldo, oltre 19 mila, soprattutto anziani. “Se ci sono persone malate, cardiopatiche o con problemi d’asma, lì si rischia”, spiega Aldo Meschiari, da trent’anni divulgatore ambientale: quando l’umidità impedisce al corpo di sudare, “arrivano i colpi di calore”. Sono numeri che non fanno rumore, perché non c’è un’alluvione da fotografare: una persona fragile che muore in una notte tropicale entra in una statistica, non in un titolo. Eppure è qui che il clima fa più male.
C’è poi il conto della terra, che da queste parti è identità ed economia. La nostra è la patria del Parmigiano Reggiano, del Lambrusco, della frutta e dell’aceto balsamico: una filiera d’eccellenza, e proprio per questo fragile davanti agli estremi climatici. La siccità prosciuga i foraggi delle vacche da latte, la grandine e le gelate tardive falcidiano frutteti e vigneti, gli inverni miti aprono la porta a nuovi parassiti come la cimice asiatica.
Lo racconta anche Gianluca Bergianti, che con la moglie conduce l’azienda agricola biodinamica Terre Vive a Gargallo di Carpi: gli inverni miti allungano il numero di generazioni annuali di alcuni insetti dannosi — “se prima un insetto faceva tre generazioni perché poi arrivava il freddo, oggi magari ce ne sono cinque” — Una dinamica che, secondo Bergianti, chi lavora la terra non può più permettersi di ignorare: «L’inattività di fronte alla transizione costa molto di più, e non solo sul lungo periodo. Se non si interviene subito con le correzioni necessarie, l’azienda rischia di trovarsi troppo esposta anche dal punto di vista economico, fino a diventare insostenibile».
La sola siccità del 2022 è costata al Paese tredici miliardi; l’alluvione del 2023 ha lasciato quasi un miliardo di danni alla sola agricoltura regionale. Ma dietro ogni raccolto, ricorda Federica Marampon, incaricata diocesana per la custodia del creato, ci sono persone: “Quando prendo un cestino di fragole devo chiedermi se sono state raccolte da qualcuno con un contratto rispettato, o da lavoratori sfruttati”. È il “votare col portafoglio”: anche la spesa quotidiana è un modo di pagare — o di non pagare — il conto sulla pelle degli ultimi.
E c’è il conto del lavoro. Il distretto modenese — il biomedicale di Mirandola, la maglieria di Carpi, la ceramica, la meccanica — consuma molta energia ed è esposto, come tutti, agli eventi estremi. Il vero costo non è quello della transizione, ma quello dell’inazione, pagato in disastri e ricostruzioni che pesano sulle tasche di tutti. È il cuore della Laudato si’: “ Non ci sono due crisi separate, una ambientale e l’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale ” (n. 139). Il conto del clima non è una colonna di spese ambientali e una di spese sociali: è un’unica fattura, e la presentano insieme la terra e i poveri.
Per questo Francesco invitava ad ascoltare “ tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri ” (n. 49). L’anziano solo nella notte di calore, la famiglia con la casa allagata, l’agricoltore davanti al campo bruciato, l’operaio nell’azienda che fatica: sono loro a pagare per primi. Riconoscerlo non è pessimismo: è il primo passo per rispondere. E della risposta parleremo nell’ultima puntata.
L’emergenza climatica nella Bassa è un’inchiesta a puntate di Notizie. Prossima e ultima puntata: «La conversione possibile » — le risposte di istituzioni, comunità e Chiesa, e i gesti concreti di ogni cittadino.




