Missioni, la lettera di Graziella Bergamaschi a suor Angela Bertelli
Chiesa

Pubblicato il

26 Settembre 2026

Missioni, la lettera di Graziella Bergamaschi a suor Angela Bertelli

Il messaggio dopo il rientro dall’esperienza alla Casa degli Angeli

Carissima suor Angela, sono di nuovo a casa dopo aver trascorso tre settimane alla Casa degli Angeli, insieme a mia nipote Benedetta. Il rientro è sempre un momento delicato: il corpo torna in Italia, ma il cuore resta ancora lì, a Bangkok, tra i sorrisi dei bambini e tra le mani che ogni giorno ricuciono speranza.

Fin dal nostro arrivo abbiamo capito che la porta lasciata alle nostre spalle lo scorso anno non era stata chiusa: era rimasta socchiusa. E infatti, dal primo istante, i fili del passato si sono intrecciati con quelli del presente, come se quell’anno intero non fosse mai esistito. L’accoglienza delle mamme e dei bambini, gli abbracci, l’emozione condivisa, la gioia di ritrovare Angela – la volontaria carpigiana che ci aveva preceduto – tutto è tornato come “ieri”.

La Casa degli Angeli custodisce un carisma unico: tutto si condivide con tutti. In questi giorni credo di aver compreso il vero segreto che tiene viva questa casa: la condivisione dello spezzare insieme il Pane quotidiano della Parola. Sedersi in cerchio – Sister, mamme, bambini e volontari – per ascoltare e meditare il Vangelo, e poi condividerlo senza timore, ci mette tutti dentro l’Amore del Signore. È questo che permette di affrontare le fatiche della giornata, ma anche le gioie, le risate, i giochi, le passeggiate con i bambini in carrozzina… e persino le gare per vedere chi arriva per primo!

Le riflessioni delle mamme mi hanno toccato profondamente. Donne che hanno conosciuto il dolore dell’essere scartate dalla famiglia o dal marito a causa della disabilità del loro bambino, un bambino che la società non riconosce. Eppure, proprio loro compiono ogni giorno il miracolo più grande: far sorridere i loro figli. In quel sorriso c’è una forza che nessuno può togliere.

In mezzo a tutto questo, cara suor Angela, la tua presenza è stata per noi un dono prezioso. La tua apertura, la tua fiducia e la tua capacità di farci sentire parte della missione ci hanno permesso, ancora una volta, di vivere giorni che non si dimenticano. Tu hai quella grazia rara di chi non trattiene nulla per sé: apri la casa, apri il cuore, apri sentieri che altri possono percorrere.

Questa missione breve mi ha ricordato una verità semplice ma profonda: non importa quanto tempo si resta, importa come si resta. Anche pochi giorni possono diventare un seme, un ponte, una luce. La missione non è mai “una parentesi”: è un modo di guardare il mondo, è una porta che non si chiude più. E noi, tornando a casa, non stacchiamo la spina: portiamo con noi i volti, le storie, le mani che abbiamo sfiorato, e continuiamo a camminare con loro nel cuore.

Grazie, suor Angela, perché ci hai permesso di entrare nella tua quotidianità fatta di cura, di ascolto, di fatica e di sorrisi. Grazie perché ci hai accolto come famiglia. Grazie perché, attraverso la tua testimonianza, ci ricordi che la missione è sempre possibile: basta un passo, basta un sì, basta un cuore che si lascia toccare.

Con affetto grande e riconoscenza.

Graziella Bergamaschi

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