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28 Settembre 2026Auditorium San Rocco gremito per De André: l’Università Mario Gasparini Casari apre l’anno con «La buona novella»
Un pubblico numeroso per il concerto dei Flexus e della Corale Savani che ha inaugurato l’anno accademico 2026-2027 dell’Università Mario Gasparini. Un pomeriggio nel segno di un disco che parla ancora a tutte le generazioni.
Domenica pomeriggio, 27 settembre, l’Auditorium San Rocco di Carpi era pieno. Soci di lunga data e volti nuovi hanno riempito l’antica chiesa quattrocentesca per «La buona novella e altre storie». È il concerto con cui i Flexus e la Corale Giuseppe Savani hanno aperto l’anno accademico 2026-2027 dell’Università Mario Gasparini Casari.
Quella sala piena era proprio ciò che l’associazione cercava. «Aprire l’anno accademico con una festa, un concerto, una recita è tradizione della nostra associazione», ha spiegato la presidente Maria Cristina Verrini. «Negli ultimi tempi questo modo di aprire l’anno ha avuto sempre più successo, tanto che abbiamo richiamato tantissime persone. Ci serve sia per gratificare i nostri soci più fedeli, sia per farci conoscere da tutta la città, anche da persone nuove».
Al centro del pomeriggio c’era un disco che da oltre cinquant’anni interroga credenti e non credenti. La buona novella di Fabrizio De André, pubblicato nel 1970, racconta la vicenda di Gesù attingendo ai Vangeli apocrifi. La guarda con gli occhi di chi gli è stato accanto: Maria, Giuseppe, i due ladroni, le madri ai piedi della croce. «Il lavoro fatto nella scrittura di questo disco era riportare una storia sacra a dei termini molto umani, raccontando l’uomo», dice Gianluca Magnani, voce dei Flexus. «Queste storie ancora ci parlano, e non solo a noi ma anche ai ragazzi più giovani».
Per i Flexus il cammino è stato lungo. Tutto è cominciato a Limidi, con Magnani e il maestro Pietro Rustichelli in un racconto in musica. Poi sono venuti lo spettacolo con il gruppo e il disco, e infine la banda di Carpi e la Corale Savani. «Aumentano le persone che si fanno affascinare e trascinare dalle storie eterne di questa bellissima opera», osserva Magnani. La platea di domenica ne è stata la conferma più evidente.
La Corale, diretta dal maestro Giampaolo Violi, ha cantato dall’inizio alla fine. «La partitura di De André è già una tavolozza molto varia», spiega. «Quello che speriamo vivamente è tirar fuori una specie di arcobaleno». Poi ci sono le «altre storie» del titolo, cioè brani di altri cantautori come Lucio Dalla.
Guardando il pubblico, Magnani non nasconde l’ammirazione. «Vedo tantissime persone che, anche raggiunte età importanti, continuano ad andare a teatro, a vedere i concerti, agli incontri. Dovrebbero essere a volte anche un esempio per le altre generazioni».
È lo spirito che da più di quarant’anni muove l’Università. «La filosofia è che non si finisce mai di imparare, e che tenere il cervello in movimento significa rimanere giovani», dice Verrini. La proposta va dai corsi di scienze e materie umanistiche alle gite e alle mostre, dal burraco alla ginnastica e allo yoga. Ci sono anche corsi su intelligenza artificiale e computer. «Si può imparare e si può essere curiosi a tutte le età. Insomma, invecchiamo vivendo».
Il concerto, a ingresso libero, aveva il patrocinio della Città di Carpi e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi. Con il restauro avviato nel 2004, la Fondazione ha restituito il San Rocco alla città. Domenica quello spazio nato per la preghiera si è riempito di musica e di gente. Un’intera comunità si è ritrovata intorno alle canzoni di un cantautore laico, capace di guardare con rispetto a Maria e a Giuseppe.




