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4 Ottobre 2026San Francesco. Spogliarsi delle certezze per arrivare all’essenziale
Nel monastero di Santa Chiara la veglia del Transito con la testimonianza di un'infermiera di un hospice
di Daniele Losi
“Francesco piano piano si è spogliato delle sue convinzioni, delle sue certezze, di quello con cui era stato educato, cresciuto, vissuto”. Martina fa l’infermiera da 18 anni nelle cure palliative, all’hospice Casa Madonna dell’Uliveto di Montericco di Albinea, in provincia di Reggio Emilia. Per lei stare accanto a chi muore è “un allenamento”: imparare a perdere pezzi di sé in nome di qualcosa di più importante. Lo ha raccontato sabato 3 ottobre, nel monastero delle Clarisse di Carpi, durante la veglia di preghiera per il Transito di san Francesco avvenuto ottocento anni fa, alla Porziuncola, dove il Santo chiese ai suoi frati di essere deposto nudo sulla terra, per attendere così sorella morte. Le letture della veglia hanno ripercorso le sue spogliazioni: gli abiti eleganti lasciati per vestire quelli dei poveri, il lavoro, i soldi e la casa paterna abbandonati per ascoltare la volontà di Dio, fino all’ultima, l’abito da frate tolto davanti alla morte. Ogni volta un passo verso l’incontro con l’altro, perché “solo un cuore povero è capace di accogliere”.
La testimonianza di Martina ha messo accanto alla vita di Francesco quella dell’hospice: la malattia che porta via l’autonomia, a volte anche i ricordi. Chi ha poco tempo non può sprecarlo, e chi lo cura impara ad andare all’essenziale. Qualcuno le ha detto: chissà che disperazione, in quel posto. Martina ha visto altro: quando viene meno la speranza di guarire, ne fioriscono altre. Una signora costretta a letto ripeteva a tutti che quella che si avvicinava non era la fine, ma “un fine verso qualcos’altro”. Per i numerosi partecipanti è stato un momento forte di riflessione a partire dalla morte di Francesco all’esperienza di chi accompagna i malati nella fase terminale della vita, la stessa domanda che provoca: cosa conta davvero? Martina ogni tanto se lo chiede: “E se fosse domani?”. Per congedarsi ha letto le parole di san Giovanni Paolo II ai giovani, a Toronto nel 2002: non essere come le lumache, che dietro di sé lasciano solo una scia che basta una pioggerella a cancellare. Non sciupate la vita!




