Cra Santa Chiara, una risposta ai bisogni della popolazione anziana
Attualità, Carpi, Editoriali

Pubblicato il

14 Ottobre 2026

Cra Santa Chiara, una risposta ai bisogni della popolazione anziana

Nel solco di una storia

di Luigi Lamma

“Audace”. Ha usato questo aggettivo il vescovo Castellucci per il progetto della CRA Santa Chiara che è stata inaugurata sabato scorso negli ambienti del Seminario Vescovile. “Audace” perché in questa fase storica caratterizzata dal timore di intraprendere, nella società e ancor più nella chiesa, l’idea di coinvolgere un ente ecclesiastico nella “rinascita” di una struttura per anziani, peraltro già esistente, era apparsa un azzardo più che un’opportunità. Bisogna dare atto all’ostinata determinazione degli artefici di questa operazione se da “audace” si è trasformata prima in “opportunità” ed infine in “consapevole profezia”.

Si può affermare che una CRA per anziani, a partire dall’esperienza della Casa del Clero, è quello che ci mancava nel panorama dei servizi che la chiesa di Carpi si è prodigata, a partire dal secondo dopoguerra del secolo scorso, di mettere a disposizione del territorio: prima l’attenzione all’infanzia negli anni del boom demografico con uno spirito sussidiario rispetto alla programmazione dell’ente pubblico, poi l’aggiornamento alle esigenze del tempo presente delle opere per affrontare le difficoltà di mamme e bambini, ancora l’area della formazione professionale, e, in tempi più recenti, l’imponente sviluppo delle molteplici iniziative per le persone con disabilità.

Accanto a queste vere e proprie imprese del sociale chiamate ad una capacità gestionale sempre più attenta e sostenibile, le scuole, esempio, scontano oggi le difficoltà dovute ai cambiamenti demografici, non va dimenticato il meno appariscente ma sempre fondamentale lavoro educativo svolto nelle parrocchie e nelle associazioni, una vera e propria fucina di talenti da impiegare nelle opere suddette. In questa breve rassegna delle opere segno della carità cristiana in effetti mancava una risposta ai bisogni degli anziani, tra questi anche i sacerdoti, e delle loro famiglie: all’opposto di quanto accade per l’infanzia anche qui il dato demografico è eloquente. Una ricerca presentata nei giorni scorsi, “Stare nel mondo.

Giovani e anziani dell’Italia longeva e multiculturale”, pubblicato da “Il Mulino”, su iniziativa dell’Istituto Toniolo e della Fondazione Cei Migrantes, in collaborazione con l’Istat, ha fotografato la situazione con un ribaltamento storico. Negli anni Ottanta si contavano poco più di 52 anziani ogni 100 giovani; oggi il rapporto supera quota 140, arrivando in alcuni casi a oltre 157 over 65 ogni 100 giovani tra i 18 e i 34 anni. Gli anziani rappresentano il 24,3% della popolazione italiana, mentre i giovani si fermano al 17,5%. Rispetto al 2002 questa fascia d’età si è ridotta del 22,9%, con punte oltre il 32% nelle aree rurali del Mezzogiorno. Anche il dato qualitativo lascia aperto un mondo che in parte è stato evidenziato anche dai gestori della nuova CRA Santa Chiara: gli anziani hanno bisogno di autonomia e relazioni per continuare a sentirsi parte del presente, sono più longevi, più attivi e più autonomi, ma cresce il rischio dell’isolamento: nelle città metropolitane quasi uno su tre vive da solo.

Come è stato ricordato la Chiesa non poteva restare indifferente a questo mondo che cambia e nel cambiamento produce inevitabilmente fragilità e “scarti”. Ora la sfida è stata raccolta, non solo dai gestori e dai tenaci collaboratori che hanno la responsabilità di una sana amministrazione, ma dalla Chiesa, dai suoi vertici, certo, ma soprattutto da quel popolo che già ha dimostrato, con il servizio di numerosi volontari, professionisti e non, di avere a cuore questa opera.

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