La trasparente chiarezza di Papa Leone XIV sulla sua salute
In punta di spillo

Pubblicato il

23 Ottobre 2026

La trasparente chiarezza di Papa Leone XIV sulla sua salute

In punta di spillo, una rubrica a cura di Bruno Fasani

C’èstato un tempo, quello della mia infanzia, nel quale credevo che il papa fosse preservato da tutte le incombenze corporali riservate a noi comuni mortali. Era tale l’aura di sacralità con cui veniva dipinto che tutto fluiva dentro l’alone di un ieratico mistero. È vero che poi anche lui moriva, ma questo era soltanto un transfer interno, dentro quella immortalità nella quale, per grazia, era immerso come vicario di Cristo.

Ad avvalorare questa infantile ingenuità concorreva anche la segretezza con cui si parlava della sua salute e di tutto ciò che riguardava la sua vita personale.

A portarmi fuori dalla palude di questa ingenuità non è stata soltanto l’anagrafe, ma soprattutto la testimonianza dei papi che si sono succeduti nel tempo. Sarà soprattutto San Giovanni Paolo II, nei suoi ripetuti ricoveri e il Parkinson che lo ha devastato negli ultimi anni, a raccontare al mondo, in pubblico e senza filtri, le sofferenze patite. Ma la sua non era volontà di esibire o informarci sulle sue malattie, quanto di testimoniare, senza la tentazione di dimettersi, che la croce di un papa non è solo quella delle preoccupazioni per le sorti della Chiesa, ma anche quella del Cristo sofferente nella carne.

Più vicino a noi, la vicenda di papa Francesco ci racconta una storia ancora diversa. Anche lui ha manifestato al mondo la sua fragilità, ma è notoria la sua diffidenza verso i medici. Quando gli dissero che dall’ospedale Rizzoli di Bologna era pronta a venire a Roma un’equipe per operarlo alle ginocchia, rispose che gli bastava il suo infermiere personale di cui si fidava ciecamente. Non voleva si parlasse delle sue rogne, in compenso si mostrava disinvoltamente in carrozzella. A chi con pelosa insinuazione gli faceva notare la fatica di fare il papa in quelle condizioni, causticamente lui rispondeva: «si governa con la testa non con le ginocchia». Come a dire che i problemi di salute erano affari suoi. A lui era chiesto di svolgere il suo mandato e questo era quello che lui stava facendo.

Siamo arrivati a Leone XIV. Con sorprendente franchezza e senza filtri, all’Angelus di domenica 11 ottobre, fa sapere ai cristiani sparsi nel mondo d’essere stato colpito da una forma tumorale, ancora allo stato embrionale e quindi circoscritta. Lo fa col suo tono schivo e pacato, ma il messaggio è chiarissimo. Nessuna dietrologia è consentita, perché la verità dei fatti deve raccontare tutto senza interposta persona. Papa Leone XIV conosce bene cosa sia il chiacchiericcio ecclesiastico, quello sempre pronto a disegnare scenari, capaci di intercettare aspirazioni e prospettive di riforma, per carriere frustrate che speculano sulla salute dei papi. Scrive Christof Paul Hartmann sul sito ufficiale della Chiesa tedesca «Il caso di Leone XIV mostra quanto sia fragile il papato. Egli governa ancora come un sovrano dell’età premoderna… tutto è orientato verso il sovrano al centro…». “Nicht schlecht, diese Deutschen!,”Non male, questi tedeschi!”, che classe!

Leone XIV conosce queste strane logiche e ha voluto prevenirle. La dietrologia per questa volta può attendere. E ha fatto tutto questo con la serenità composta cui ci sta abituando. Rendendo vero quanto scriveva nella sua prima enciclica. «La fragilità non è un errore ma una realtà da accogliere». Se da Dio accettiamo il bene perché non dovremmo accettare anche gli ostacoli che incombono sul nostro cammino?

Una sola comunione con i nostri cari defunti
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di Paola Lunardi 

Pubblicato il

23 Ottobre 2026
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