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23 Ottobre 2026Una sola comunione con i nostri cari defunti
Verso il 1° e 2 novembre: uniti a quanti hanno concluso il cammino terreno impariamo a diventare “santi della porta accanto”
di Don Carlo Bellini
La solennità di Tutti i Santi e la commemorazione di tutti i fedeli defunti stanno una accanto all’altra nel calendario, e non per caso. Il 1° e il 2 novembre poggiano su un’unica verità di fede, che recitiamo ogni domenica nel Credo: la comunione dei santi. Gli uomini e le donne che hanno già concluso il loro cammino e quelli che lo stanno ancora percorrendo non sono separati da un muro, ma restano legati gli uni agli altri. E questo legame non dipende dalla nostra memoria, che è fragile, ma dall’amore di Dio che tutto ha creato e che tutti ama. In questi due giorni guardiamo dunque in due direzioni. Davanti a noi, verso la meta a cui siamo chiamati, che è la santità, cioè la pienezza della nostra umanità. E dietro di noi, verso chi ci ha preceduto, con memoria e riconoscenza.
Quando sentiamo la parola “santi” pensiamo spesso a figure lontane, alle statue nelle nicchie delle chiese. Papa Francesco ci aveva invece insegnato a parlare dei “santi della porta accanto”: genitori che crescono i figli con pazienza, persone che lavorano per portare il pane a casa, malati che continuano a sorridere, anziani che non smettono di pregare. La festa di Tutti i Santi è prima di tutto la loro festa, la festa dei santi senza nome che nessun calendario ricorderà.
Una santità a due e il decennale di Amoris Laetitia
C’è una santità di cui si parla poco, eppure è forse la più diffusa: quella delle coppie. Nella liturgia del matrimonio, all’inizio della celebrazione, gli sposi fanno memoria del loro Battesimo, e la preghiera si conclude chiamando il matrimonio “nuova via della vostra santificazione”.
Tradizionalmente la santità è stata pensata come un fatto personale: è la singola persona che risponde alla grazia, ed è la singola persona che la Chiesa proclama santa. Questo resta vero anche nel matrimonio. Ma gli sposi non si santificano soltanto uno accanto all’altro: si santificano l’uno attraverso l’altro, dentro quel “noi” che il sacramento ha creato.




