Se
Chiesa, Editoriali
Pubblicato il Luglio 31, 2024
Editoriale

Se le pietre potessero parlare

Al culmine dell’estate la festa dell’Assunta

di don Luca Baraldi

Se i ciottoli di porfido rosso della nostra grande e maestosa piazza potessero parlare! Racconterebbero senz’altro del miracolo che ogni anno, al culmine dell’estate, si compie su di essi: i passi di un popolo numeroso si fanno leggeri, cadenzati, quasi una danza che si muove unanime sulle note di canti religiosi dal sapore antico e sulla cantilena di voci emiliane che salutano la Vergine Maria. Un miracolo, quello del 15 agosto, che a Carpi si ripete da cinquecento anni, senza toni spettacolari o da show mediatico. Un prodigio dell’ordinario, che realizza le profezie degli oracoli antichi ed anticipa il compimento dei tempi futuri. Quando Isaia annunciava “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce […] Poiché ogni calzatura di soldato nella mischia e ogni mantello macchiato di sangue sarà bruciato” (Is 9,1+4) parlava anche di noi. Mentre, infatti, ci mettiamo in fila dietro all’immagine della Madonna sulle strade afose dell’estate padana, contrapponiamo ai ritmi concitati e talvolta prepotenti del vivere quotidiano all’insegna di un materialismo che toglie l’anima e frantuma le relazioni, il sobrio e mite passo dei pellegrini.

Parlava anche di noi, Popolo di Dio, il profeta, in quanto segno e sacramento di un’umanità che ha scelto di non marciare più per fare guerra ad altri popoli, spinta dalla sete di conquista, dal livore della vendetta e dal rancore dell’invidia, ma di muoversi pacifica al cuore della città terrena per cercare serena la città del Cielo. Se i ciottoli di piazza dei martiri potessero parlare! Senza dubbio ripeterebbero l’esclamazione gioiosa “Come sono belli […] i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio»”. (Is 52,7). Sì, direbbero proprio queste parole, aiutando ciascuno di noi a ritrovare nel cammino feriale di costruzione della pace attraverso l’ascolto stupito, il dialogo gioioso, la perseverante pazienza nell’accogliere, le forme concrete di quella bellezza che tanti oggi cercano in apparenze fuggevoli ed effimere. Quella bellezza che non sfiorisce mai e che ci è mostrata nel volto e nei passi della vergine Maria che, assunta in cielo, ci è modello di speranza, motivo di consolazione, madre di fede.

Se i ciottoli su cui batte il solleone potessero parlare! Ci incoraggerebbero a vivere sinodalmente l’avventura della fede cristiana, senza mai lasciare indietro nessuno, non stancandosi mai di discernere nei segni di questi tempi – in cui ci è offerta in modo mai visto la possibilità di inventare cammini di integrazione, di sogno di un futuro poliedrico e variegato – il desiderio di Dio per la realtà che, talvolta, corre il rischio di non essere solo piatta dal punto di vista geografico, ma di diventarlo anche da quello culturale e sociale. Direbbero a noi che il Regno dei cieli che invochiamo ogni volta che recitiamo il “Padre nostro” richiede il nostro personale “sì” al rischio dell’incontro e dell’inatteso, così come fu per Maria davanti alle parole del misterioso visitatore celeste.

Ne siamo certi: un giorno le piccole pietre sulle quali si sono incamminate generazioni e generazioni di donne e uomini carpigiani parleranno, avranno una voce a noi comprensibile, con la quale si uniranno al canto dei redenti di tutta la terra che, davanti al trono dell’Agnello, intonano quell’inno che la Madre santa, colmata dello Spirito datore di vita, proclamò in presenza della cugina Elisabetta e che risuona eternamente come lode perenne, rendimento di grazie, poema di amore per Colui che fa bene tutte le cose. Quando Dio sarà tutto in tutti e l’attesa dei cieli e della terra nuova, che la liturgia dell’Assunta ci fa celebrare, sarà compiuta, allora anche noi, che abbiamo percorso in processione le vie di questo piccolo angolo di mondo baciato dal sole ricco di frutti e dal carattere generoso, capiremo pienamente che dono prezioso sia la comunione, l’essere insieme semplice, in Dio, senza l’ansia di fare chissà quali imprese o realizzare performances eclatanti. E con i piccoli ciottoli di porfido rosso della nostra grande e maestosa piazza, insieme alla Vergine, testimonieremo per sempre l’amore del Signore.

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