L’installazione
Carpi, Territorio
Pubblicato il Febbraio 4, 2025

L’installazione artistica di Gaia Sternieri nella sala d’attesa di Oncologia del Ramazzini

"Ho creato un’opera condivisa, dove ogni segno lasciato sulla tela diventa un modo per ritrovarsi nella collettività degli altri"

Inaugurazione installazione artistica Oncologia di Carpi

 

Racchiudere in una tessera di un mosaico il dedalo di emozioni che una persona sta vivendo durante un lungo e difficile percorso di cura è un’operazione che solo l’arte può rendere possibile. Il risultato è una colonna colorata dai “segni” lasciati dai pazienti, espressione collettiva dell’identità unica di ciascuno: un’installazione artistica che contribuisce a rendere più vivo e vero il luogo di cura, in questo caso la sala d’attesa del reparto di Oncologia di prossimità dell’Ospedale Ramazzini di Carpi.

Il progetto, che rientra nell’ambito di un percorso di umanizzazione delle cure intrapreso dal reparto ed è stato promosso e realizzato anche grazie all’Associazione Malati Oncologi AMO di Carpi, è frutto di un’idea di Gaia Sternieri, 26 anni, studentessa carpigiana all’Accademia delle Belle Arti di Brera, che ha deciso di dedicare la propria tesi di laurea ad esplorare i benefici di un laboratorio di terapeutica artistica sui pazienti oncologici e i loro caregiver, coinvolgendo anche professionisti sanitari e volontari di AMO. Le tessere sono state realizzate da oltre 100 pazienti, ma anche da infermieri, medici e volontari, nel corso di 14 laboratori svolti da ottobre scorso a metà gennaio. A ciascun partecipante è stato chiesto di concentrarsi sul tema del “segno” come espressione della propria identità, un aspetto che tende a offuscarsi in seguito alla malattia e al percorso di cure.

 

“Proprio per questo motivo – spiega Gaia Sternieri, che frequenta l’ultimo anno del corso di laurea magistrale in terapeutica artistica presso l’Accademia di Brera – ho voluto soffermarmi sulla creazione di un’opera condivisa, dove ogni segno lasciato sulla tela diventa un modo per ritrovarsi nella collettività degli altri. Come spesso accade con i nuovi progetti, all’inizio non è stato semplice garantire continuità al laboratorio, ma ci siamo riusciti, grazie anche al sostegno di tutti i professionisti del reparto. Pazienti e caregiver hanno manifestato una sincera inclinazione a partecipare a ulteriori incontri, e una spontanea voglia di socializzare che spesso sfociava nel commentare costruttivamente il lavoro altrui, contribuendo a creare un ambiente sereno e aperto allo scambio di idee. Al termine di ogni laboratorio ho condiviso un momento di riflessione con la psicologa che collabora con il Day hospital, approfondendo le dinamiche personali, relazionali e sociali emergenti nel percorso oncologico, potendo così approfondire la comprensione del vissuto emerso negli incontri. Grazie alla grande partecipazione di pazienti, caregiver e personale sanitario, la colonna nella sala d’attesa mostrerà il “segno” lasciato da ciascuno di loro. La sala d’attesa è uno degli spazi, per l’appunto, dove i pazienti trascorrono più tempo tra una visita e l’altra, quindi serviva avere un elemento centrale che andasse a raccontare anche di questo passaggio e della rimanenza intesa come traccia o segno che anche involontariamente lasciamo. L’elemento della colonna in questo ci è stata d’aiuto per la sua importanza strutturale e simbolica”.

 

“Collaborare con Gaia è stato illuminante – afferma la dottoressa Mucciarini –, abbiamo potuto constatare come le emozioni dei nostri pazienti, ma anche le nostre che quotidianamente ci troviamo a lavorare per garantire assistenza e cure, trovino una sublimazione nell’arte, un’espressione alta dei timori e delle speranze che abitano i luoghi di cura come questo. Un ringraziamento particolare alla studentessa e a tutti i pazienti, i volontari e i professionisti che hanno deciso di partecipare, con cuore e anima, a questo bellissimo progetto. Si tratta di un primo step di un percorso di umanizzazione del reparto che vedrà la luce nei prossimi mesi”.

 

L’inaugurazione dell’opera, che ha visto presenti insieme a Gaia Sternieri la direttrice facente funzione dell’Oncologia di prossimità di Area Nord Claudia Mucciarini, la Direttrice del Distretto di Carpi Stefania Ascari, Giulia Ciancia e Giovanni Andreoli della Direzione sanitaria del Ramazzini, la Presidente di AMO Carpi Franca Pirolo e una rappresentanza di pazienti, caregiver, volontari e personale sanitario, si è tenuta simbolicamente oggi, martedì 4 febbraio, Giornata mondiale contro il cancro. Un’occasione per evidenziare le iniziative di umanizzazione delle cure, come quella di Carpi, ma anche il grande sforzo quotidiano che i professionisti dell’Azienda USL di Modena compiono sul territorio per garantire assistenza, diagnosi e cura, in una logica di rete, che raccoglie in un unico Dipartimento onco-ematologico interaziendale, tutti i Day Service e Day Hospital oncologici della Provincia di Modena. Si va dall’Area Nord (Carpi e Mirandola) sotto la direzione della dottoressa Mucciarini, all’Area Sud (Sassuolo, Vignola e Pavullo) sotto la guida della dottoressa Lucia Longo, passando per l’Area Centro dove insiste il DH Oncologico dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena presso il COM, Centro Oncologico Modenese al Policlinico. Una rete integrata, che comprende altri servizi e reparti specialistici, per un approccio multidisciplinare e multiprofessionale che consente equità di trattamento su tutto il territorio provinciale, prossimità delle cure per i pazienti, nonché la discussione collegiale dei casi più complessi.

Anche nel 2024 l’attività dei Day Service Oncologici delle strutture gestite dall’AUSL di Modena ha fatto registrare numeri importanti, con 21mila trattamenti chemioterapici erogati a 2.700 pazienti. Inoltre negli ospedali a gestione Ausl sono stati eseguiti oltre 530 interventi chirurgici per tumori principalmente alla mammella, al colon-retto, alla prostata, ai reni, alla vescica, alla tiroide e all’utero.

 

 

“Tra gli aspetti più importanti in ambito oncologico ci sono la prevenzione e la promozione di sani stili di vita – conclude Mucciarini –. Vi rientrano a pieno titolo gli screening, fondamentali per ridurre la mortalità di tumori come quello al seno, collo dell’utero e colon-retto e in quest’ultimo caso intervenire anche su lesioni pre-cancerose. Ma altrettanto fondamentale è l’adozione di un corretto stile di vita, i dati lo dimostrano chiaramente. Evitare il fumo di sigarette, il consumo di bevande alcoliche, seguire un regime alimentare adeguato, ricco di frutta, verdura e cereali integrali e l’attività fisica regolare devono diventare vere e proprie sane abitudini della nostra quotidianità”.

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