Tempio
Carpi, Territorio
Pubblicato il Febbraio 5, 2025

Tempio di San Nicolò: protocollo d’intesa tra Comune e Diocesi

Formalizzata la disciplina di gestione, con l’intento di svolgere interventi in ambito sociale. Da marzo operativi gli alloggi in via Catellani

da sinistra suor Maria Bottura, padre Celestin, monsignor Gildo Manicardi, Tamara Calzolari e Stefano Artioli

 

Un accordo importante e storico: dopo 150 anni, il Comune e la Diocesi di Carpi hanno formalizzano la disciplina per la gestione Tempio di San Nicolò. E’ la prima volta dal 1872, quando l’amministrazione cittadina acquistò dal Fondo per il Culto l’intero complesso che comprende anche il convento e il giardino antistante la chiesa. A tre mesi dalla riapertura, dopo gli importanti lavori di restauro architettonico e artistico che hanno restituito il tempio ai fedeli e alla città, il Comune e la Diocesi, infatti, hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa che assegna alla Diocesi la gestione del complesso anche con l’intento condiviso di svolgere, ciascun ente con le proprie caratteristiche e competenze, interventi in ambito sociale per la cura delle persone e delle famiglie che si trovano in condizioni di difficoltà.

Il Tempio di San Nicolò fu eretto a parrocchia nel giorno dell’Immacolata del 1954 su richiesta del vescovo Artemio Prati sostenuta dal sindaco Bruno Losi che sottolineò la necessità di una parrocchia nell’area per rispondere al forte incremento della popolazione e che poi, nel 1957, prese atto del decreto del Presidente della Repubblica che riconosceva la nuova parrocchia dal punto di vista civile. Da allora l’amministrazione della parrocchia è rimasta ai frati francescani minori fino al 2019, quando i religiosi, per decisione unilaterale dell’Ordine, lasciarono Carpi.

A 152 anni dall’acquisto del complesso e a 70 anni dall’istituzione della parrocchia, per la prima volta oggi la gestione del Tempio viene disciplinata formalmente attraverso, appunto, il protocollo d’intesa sottoscritto dal sindaco Riccardo Righi e da monsignor Ermenegildo Manicardi, vicario generale della Diocesi di Carpi.

Nel documento, la cui stipula è stata approvata dal Consiglio comunale (senza voti contrari) nella seduta del 30 gennaio, si definisce un rapporto di reciproca collaborazione tra la Diocesi e il Comune, della durata iniziale di tre anni prorogabili per altri tre, in modo da poter eventualmente precisare l’accordo anche alla luce della sua applicazione concreta.

Con la convenzione, il Comune affida il possesso materiale e la custodia del complesso di San Nicolò alla Diocesi che, in virtù del riconoscimento provvederà ad attivare in co-progettazione interventi di assistenza sociale sostenuti dal Comune. La Diocesi si impegna, inoltre, ad affidare al Comune il possesso materiale e la custodia dell’immobile di via Catellani 7, ultimamente residenza dei frati ora trasferiti nel convento, nel quale il Comune realizzerà con risorse proprie attività di carattere sociale.

 

“Un impegno – dichiara il sindaco Riccardo Righi – che vede fianco a fianco il Comune di Carpi e la Diocesi, nei confronti del nostro patrimonio storico-artistico e verso la nostra comunità. Grazie alla volontà di svolgere in San Nicolò sia attività liturgiche che parrocchiali, il complesso del Tempio sarà aperto e accessibile consentendoci così anche di dare risalto al valore artistico della chiesa, forse la più bella e prestigiosa della nostra città, apprezzata dai carpigiani e dai visitatori. Allo stesso tempo, grazie alla disponibilità della Diocesi, che ringrazio, riusciremo a mettere in campo nuovi progetti a sostegno delle persone e delle famiglie più fragili, a cui da sempre i nostri enti sono attenti e vicini”.

Don Gildo Manicardi si è detto “molto contento che su una realtà di straordinaria rilevanza artistica per il patrimonio storico della città e del territorio e così importante per il suo vissuto sociale, ci sia un accordo diretto tra il Comune e la Diocesi. Siamo arrivati fino qui – ha proseguito – con un cammino iniziato oltre cinque anni fa con l’allontanarsi dei frati e grazie al rapporto diretto tra i due enti e alla reciproca stima. Aver maturato insieme un progetto comune per assicurare un importante punto di religiosità, di vita sociale e di sostegno economico a servizio dei poveri è un segno importante del dialogo fattivo tra le istituzioni che guidano la vita della comunità. Questa unione di intenti – ha concluso – è un bel segnale in tempi in cui, come tutti possiamo constatare, è troppo facile contrapporsi in modo infruttuoso”.

“Per l’Amministrazione, è un’occasione importante di rafforzamento per le attività di sostegno alle persone fragili del nostro territorio e la condivisione di spazi a beneficio di concittadini che si possono trovare in difficoltà economiche e sociali. In attesa del completamento dei progetti PNRR che metteranno a disposizione nuovi spazi per le politiche abitative, sarà preziosa questa nuova disponibilità per implementare progetti per il sostegno all’abitare.” conclude l’Assessora alle politiche sociali Tamara Calzolari.

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