Vieni, Signore, a salvarci
Commento al Vangelo di domenica 14 dicembre
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
Commento
A cura di Padre Pasquale Cormio
Colui che deve venire
Imprigionato nella fortezza di Macheronte, ad est del mar Morto, Giovanni Battista avverte il bisogno di fare chiarezza sulla persona di Gesù, perché le opere di cui deve aver sentito parlare contraddicono l’immagine del Messia-giudice tanto atteso da Israele. Pertanto dalla prigione, Giovanni manda i suoi discepoli ad interrogare Gesù: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. La domanda svela l’insicurezza di chi deve ancora convertirsi ed accettare un Messia che non abbia solo il compito di separare i giusti dagli empi. Anche nel nostro percorso di discepolato il dubbio non va sempre ritenuto un antagonista della fede; anzi può aiutare a purificare la nostra immagine di Dio così da renderla meno vincolata ai nostri bisogni, ma più corrispondente alla verità della rivelazione.
Gesù non dichiara apertamente di essere il Messia; lascia parlare le opere che compie, perché siano esse ad interpellare la libertà del Battista e restituire pace al suo cuore turbato. Giovanni deve ricredersi sull’identità di Gesù Cristo, venuto non per condannare, ma per guarire, per offrire segni di salvezza e di liberazione, per annunciare il Vangelo ai poveri. La sua potenza è nell’azione salvifica che raggiunge un’umanità bisognosa di guarigione nel corpo e nell’anima. Il dialogo tra Gesù e i discepoli del Battista è sigillato da una beatitudine, riservata a quanti non si scandalizzano della sua azione e vivono la fede come atto di affidamento a lui.
Dopo la partenza dei discepoli del Battista, Gesù pone ai presenti una serie di domande al fine di esaltare il ruolo del Precursore, evidenziandone il rigore ascetico, la povertà e la rettitudine morale. Giovanni non ha frequentato i palazzi dei re né i luoghi sacri o di potere; la sua vita non si distingue per eccessi o raffinatezze nel cibo o negli abiti. Non vi è in lui nulla di appariscente nell’aspetto esteriore, ma si impone per il servizio alla verità: non è una canna sbattuta dal vento! Non si può riconoscere in lui opportunismo o compiacimento verso i potenti di turno: per la verità è disposto a sacrificare la sua vita. Ha il coraggio di resistere ai calcoli dei potenti; è un uomo libero, pur restando in prigione.
Eppure nonostante una simile grandezza d’animo, che Gesù riconosce al Battista, il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui! L’avvento del regno dei cieli, ovvero l’incarnazione di Gesù, inaugura un tempo nuovo, segnato dalla grazia e dalla misericordia. L’annuncio è rivolto ai “piccoli”, coloro che non confidano in se stessi, ma stabiliscono con il Maestro una relazione di dipendenza fiduciosa e amorevole. Ai piccoli appartiene il regno dei cieli e Gesù stesso ama identificarsi con loro. Anche il Battista deve compiere questo salto di qualità: rimettere in discussione la sua idea di Dio e del Messia, liberarsi da una consolidata posizione riguardo alla giustizia punitiva di Dio ed accogliere il dono della salvezza, come uno dei tanti discepoli che si riconoscono “piccoli” agli occhi di Dio.
Nel presentare la sua persona, sant’Agostino esalta l’umiltà del Precursore, il quale non ha mai voluto approfittare del favore che godeva presso le folle al punto tale da sostituirsi a Cristo; egli ha riconosciuto il proprio ruolo di messaggero. Egli è una lampada che arde per preparare l’avvento della luce piena: “Giovanni precedette il Cristo come un umile servo obbediente senza mettersi al di sopra di lui. Egli confessò d’essere solo una lampada accesa da lui e perciò si rifugiò ai suoi piedi per paura che, innalzandosi, venisse spenta dal vento della superbia. Egli non voleva la grandezza attribuitagli dalle parole degli uomini, perché aveva compreso che cosa era il Verbo di Dio” (disc. 66, 1).
L’opera d’arte
Giovanni di Paolo, San Giovanni Battista in prigione visitato da due discepoli (1455-60), Art Institute of Chicago. L’opera qui a fianco faceva parte di una serie di dodici pannelli – sei sono conservati a Chicago – che probabilmente costituivano le ante di un reliquiario dedicato al Santo. L’autore, Giovanni di Paolo di Grazia, fu uno dei più importanti pittori della scuola senese del XV secolo. Vediamo i due discepoli, venuti a visitare il loro maestro, i quali piangono di fronte al destino a cui è condannato il profeta.
Una tragica fine evocata simbolicamente dalla fiera maculata legata alla catena: ha perso la libertà, come il Battista, ed è messaggera di una morte violenta che sta arrivando. Di contro, Giovanni Battista, dietro le sbarre della cella, è raffigurato con il volto sereno, quasi sorridente, mentre, con affidamento alla volontà di Dio, indica il cielo ai discepoli. Sulla veste di peli di cammello, il pittore ha dipinto un mantello rosaceo, colore che simboleggia la speranza. La scena è immersa in un’ambientazione del tutto originale e insolita, quasi onirica, caratterizzata da colori freddi e da forme allungate, elementi tipici dello stile di Giovanni di Paolo.
V.P.




