Maternità
Attualità, Chiesa
Pubblicato il Maggio 12, 2026

Maternità vocazione eterna: dieci anni fa moriva Irene, prima mamma a Nomadelfia

di Susanna di Nomadelfia

Il 15 maggio 2016, nel giorno di Pentecoste, Irene Bertoni concludeva la sua vita terrena a 93 anni. A dieci anni da quel saluto, la sua figura non appartiene solo agli archivi storici di Nomadelfia, ma resta una finestra aperta su un modo nuovo di intendere l’amore, la famiglia e la società. Il carisma delle Mamme di Vocazione nasce come risposta a un bisogno concreto: le ferite del dopoguerra e le grida dei troppi bambini senza genitori. Nel 1941, una giovane studentessa liceale mirandolese di diciotto anni scappa di casa. Non cerca un’avventura, ma segue una missione. Raggiunge don Zeno a San Giacomo Roncole con una certezza incrollabile: “La mia vocazione è ferma e decisa, nessuno potrà fermarmi”. L’8 dicembre di quell’anno, davanti al Vescovo, Irene presenta due figli affidatigli da don Zeno e dichiara: “Non sono nati da me, ma è come se li avessi partoriti io”. Il Vescovo non se la sente di chiudere la bocca a dei bambini che chiamano la mamma. Nasce così la maternità virginea: donne che rinunciano al matrimonio per farsi mamme di chi ne ha bisogno.

Il carisma di Irene e delle tante mamme che l’hanno seguita poggia su tre pilastri: Maternità: non un sentimento astratto, ma un dono totale. Ogni donna nasce mamma, diceva don Zeno, e Irene ha incarnato questa missione accogliendo 58 figli nel corso della sua vita. Verginità: una scelta di amore esclusivo a Dio, che si trasforma in disponibilità universale. Non è una rinuncia, ma un amore che si esprime là dove c’è bisogno. Appartenenza a un popolo: Irene ripeteva spesso che non avrebbe potuto accogliere tanti figli senza un popolo alle spalle. La mamma di vocazione non è un’eroina solitaria, ma parte di un corpo dove la fraternità è legge. È questa rete di famiglie e singoli che permette alla loro profezia di farsi carne. Oggi a Nomadelfia le mamme di vocazione sono poche e tutte anziane. Qualcuno potrebbe chiedersi: che senso hanno oggi? In un’epoca di denatalità, di maternità programmate e di donne costrette a fare le equilibriste tra lavoro e famiglia, queste figure ci parlano di gratuità. Un bambino di Nomadelfia scriveva: “Mamma non è solo colei che ti genera ma soprattutto colei che ti nutre e ti porta all’amore”.

Un filosofo ha aggiunto: “Per essere madri non basta generare, occorre innalzare”. Irene ha trascorso la vita a innalzare lo sguardo dei suoi figli, di Nomadelfia e del mondo intero. Ci ricorda che la maternità non è un diritto da rivendicare, ma un dono da riversare, e che l’accoglienza non è un’opzione, ma l’essenza stessa del nostro essere cristiani. Irene ha incontrato Papi e Presidenti, ha vissuto a Roma per decenni curando i rapporti con lo Stato e la Chiesa, ma è rimasta sempre quella giovane di 18 anni che disse “sì” all’impossibile: “Se dovessi tornare indietro, rifarei tutto da capo”. Il suo cammino si è concluso, ma la strada resta tracciata. Il suo invito oggi è per noi, per chi vive a Nomadelfia e per chi guarda a questa esperienza con speranza. Esse, le mamme di vocazione, continuano a sussurrare a Nomadelfia e al mondo che la maternità non è una questione di sangue, ma di spirito e di disponibilità.

A Nomadelfia di Roma il ricordo di mamma Irene

A volte incontriamo persone, viviamo situazioni, accadono fatti “particolari” e subito chiamiamo tutto ciò “coincidenze”; in realtà poi ci rendiamo conto che sarebbe meglio definirle “DIO-incidenze”. Come ciò che è accaduto dieci anni fa… Un giornalista decise con ostinazione di raccontare che ci sono più cose belle che brutte, più storie di resurrezione che di sconfitta, più persone che costruiscono di quelle che distruggono e una mamma, che fin da giovanissima decise di amare il popolo, ci salutò prima di partire per la Vita eterna. Un luogo unisce queste due storie: Nomadelfia. Proprio nella sede romana della comunità, sabato 25 aprile, quasi duecento persone hanno ringraziato e festeggiato le intuizioni di queste due figure, che si sono incontrate grazie al Movimento per la vita; ecco un’altra “Dio-incidenza”.

Perché lui, il giornalista, Giorgio Gibertini, oltre a scrivere su “Il Centuplo”, è anche un papà di quattro figli e insieme a sua moglie Sara collabora con una famiglia calasanziana. Invece lei, Irene Bertoni, non è stata una mamma qualunque: appena diciottenne nel lontano 1941 decise di collaborare con don Zeno Saltini e rinunciò a tutto per essere “mamma di vocazione” e da quel giorno accolse, come fece Maria sotto la croce, tanti figli che erano rimasti senza famiglia oppure si trovavano in contesti di povertà. A portare la vicinanza della Chiesa alla comunità di Nomadelfia è stato il cardinale Mario Grech, segretario del Sinodo, che nell’omelia ha esortato tutti ad “aprire il recinto del nostro cuore” ed essere varchi, perché “senza una porta, tutto si ferma, nulla entra, nulla esce, nulla cresce”.

Il tema della maternità è stato il filo conduttore della serata: fecondità, resilienza, comunicazione, natura, futuro, pace… seduti nel piazzale, con la brezza primaverile ancora pungente, ognuno ha portato un pezzo della propria storia, del proprio percorso, dei propri desideri. Gibertini ha concluso la celebrazione del decennale con l’“Inno alla Vergine madre” di San Bernardo. Come la Vergine venne implorata per sostenere Dante affinché, dopo tanta altezza, la sua vista non venisse meno e potesse custodire la sua purezza dopo la visione, anche noi continuiamo ancora a serbare nel nostro cuore i frutti di questa serata di condivisione, costellata di tante coincidenze… che alla fine hanno sempre lo zampino di Dio.

Paolo di Nomadelfia

Aggiornamento sulla ricostruzione della chiesa di San Possidonio
Aggiornamento dell’Ufficio Patrimonio Immobiliare della Diocesi di Carpi sulla ricostruzione post sisma della chiesa parrocchiale di San Possidonio nel comune di San Possidonio
di redazione@notiziecarpi.it 
Pubblicato il 12 Maggio, 2026
Aggiornamento dell’Ufficio Patrimonio Immobiliare della Diocesi di Carpi sulla ricostruzione post sisma della chiesa parrocchiale di San Possidonio ne...
Freschissimo, il territorio si è raccontato tra sapori, storie e sostenibilità
Per due giornate il Foro Boario si è animato con degustazioni di vini e prodotti tipici, laboratori, mercatini artigianali, incontri culturali e spazi pensati per favorire il dialogo diretto tra produttori e visitatori.
di Daniele 
Pubblicato il 11 Maggio, 2026
Per due giornate il Foro Boario si è animato con degustazioni di vini e prodotti tipici, laboratori, mercatini artigianali, incontri culturali e spazi...