Natale.
Attualità, Modena
Pubblicato il Dicembre 26, 2025

Natale. La messa del vescovo Castellucci nel Carcere di Sant’Anna

Un incontro carico di umanità e di gratitudine con i detenuti, i volontari, la direzione e il personale

Carcere di Rebibbia ph SIR/Marco Calvarese

Nel giorno di Natale, tra le mura del Carcere Sant’Anna di Modena, si è rinnovato un appuntamento che ogni anno prova a restituire senso e speranza a un tempo segnato dall’attesa. La celebrazione eucaristica, presieduta dal Vescovo don Erio, è stata anzitutto un incontro: con alcuni detenuti, volontari che quotidianamente abitano la vita del carcere, e con la direzione dell’istituto. Nell’omelia, il Vescovo ha riportato il Natale alla sua essenza più concreta. Una festa che non nasce nei palazzi, ma in una grotta, anzi in una stalla: un luogo povero, imperfetto, lontano da ogni idealizzazione. Riprendendo le parole di Papa Leone pronunciate nella Notte di Natale nella Basilica di San Pietro, ha ricordato come anche la nostra vita, talvolta, assomigli a quella stalla: non tutto è pulito, non tutto è in ordine. Ma ciò che conta davvero è che resti uno spazio per la mangiatoia. È lì che Dio sceglie di venire, è lì che continua a visitare la vita di ciascuno, anche, e forse soprattutto, nei luoghi del limite. La celebrazione si è intrecciata con parole finali di gratitudine. Una volontaria ha dato voce al grazie per il servizio silenzioso e prezioso che i volontari offrono al carcere, tessendo relazioni, ascolto e presenza. A questi ringraziamenti si sono uniti quelli del Vescovo, rivolti in modo particolare a don Angelo Lovati che per vent’anni è stato cappellano titolare del Sant’Anna e che continuerà a servire come sacerdote volontario. Il Natale è stato anche tempo di passaggi e di futuro: l’occasione per presentare ufficialmente alla casa circondariale il nuovo cappellano, don Mauro Pancera. Un segno di continuità e di rinnovata responsabilità pastorale, perché anche nella realtà carceraria possa continuare a trovare spazio quella mangiatoia essenziale in cui Dio, ancora oggi, sceglie di farsi vicino.

 

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