Il vescovo Erio ha incontrato la comunità degli educatori dell’oratorio Eden
Attualità, Carpi, Chiesa

Pubblicato il

21 Gennaio 2026

Il vescovo Erio ha incontrato la comunità degli educatori dell’oratorio Eden

"Custodire il cuore della relazione"

“Educare è un grande sì custodito da tanti piccoli no”: questo è uno dei principali messaggi lanciati dal Vescovo Erio lo scorso giovedì 15 gennaio nella celebrazione dell’eucarestia e nell’incontro con gli educatori dell’oratorio Eden di Carpi. L’incontro, ormai diventato una tradizione annuale, è stato occasione di confronto all’interno della comunità educativa che anima la realtà dell’oratorio nella quale operano catechisti, insegnanti, capi scout, educatori di AC, Hip Hop e UpPrendo. Oggetto della riflessione sono stati i temi della lettera apostolica di Leone XIV “Disegnare nuove mappe di speranza” pubblicata il 28 ottobre 2025 in occasione dei sessant’anni dalla Dichiarazione conciliare “Gravissimum educationis”.

Il Papa dedica il paragrafo finale proprio alle comunità educative, invitando a “disarmare le parole” e “custodire il cuore: la relazione viene prima dell’opinione, la persona prima del programma”. Gli educatori, divisi a gruppi misti, hanno potuto approfondire e poi confrontarsi tra loro sulle parole del Papa, a partire dal proprio ruolo concreto nelle varie realtà in cui operano, e portare al Vescovo riflessioni e interrogativi. Nel momento di condivisione finale si è parlato di educazione e di pace. Il “grande sì” è la relazione che si instaura tra educatori ed educandi per proporre a questi ultimi delle mete di valore, qualcosa per cui valga la pena di impegnarsi: per arrivare a queste mete sono necessari dei “piccoli no”, che devono essere compresi dall’educando come funzionali al raggiungimento di una meta più grande.

Parlando di pace, il Vescovo ha indicato una netta distinzione tra la pace “del mondo” e la pace “di Gesù”. La prima può essere descritta con tre immagini: la pace del divano (il disimpegno, “lasciami in pace!”), la pace della dittatura (la pax romana, dove chi si oppone è tolto di mezzo), la pace del cimitero (“riposino in pace”). A queste tre “paci” Gesù propone le sue: l’impegno, la libertà, la vita. La pace del dono di sé, di chi non si fa “gli affari suoi” ma si inquieta finché non riesce a dare il meglio di sé, e questo meglio è l’amore. La motivazione che spinge l’educatore non deve essere “la restituzione” (“ti do il 100 e voglio ricevere il 100”), perché – come ha detto Gesù – l’educatore non è “un mietitore” che raccoglie ma “un seminatore” che sparge il seme. Altri raccoglieranno i frutti dai suoi semi: lui, dal canto suo, potrebbe vedere i frutti di chi ha seminato prima di lui.

Nicola Catellani

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