Migrazioni, dalla paura alla convivenza
Chiesa

Pubblicato il

21 Settembre 2026

Migrazioni, dalla paura alla convivenza

A Palermo una Summer School sull’immigrazione interroga l’Europa sulla sua identità

di Stefano Croci

La scelta del capoluogo siciliano non è casuale, Palermo, territorio paradigmatico per la sua storia naturale, crocevia di popoli, culture e religioni, è tuttora porta sul Mediterraneo e crogiolo di iniziative capaci di mettere in dialogo passato e futuro, identità locale e apertura al mondo. Città nella quale la storia continua a essere visibile nelle architetture, nelle lingue, nelle tradizioni e nelle comunità che la abitano. La città diventa così qualcosa di più della sede di una Scuola, ma un vero laboratorio nel quale osservare concretamente i processi di incontro, contaminazione e conflitto tra culture differenti. “Mobilità umana e giustizia globale” è il tema della Summer School dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che, dal 24 al 27 agosto nel capoluogo siciliano, è diventata il luogo di incontro di studiosi, operatori sanitari e pastorali, rappresentanti delle istituzioni, protagonisti dell’associazionismo, impegnati a confrontarsi sul rapporto tra mobilità umana, culture e convivenza. La domanda che ha attraversato le giornate di studio appare sempre più attuale: come si costruisce una società capace di vivere la pluralità culturale e religiosa non come una minaccia, ma come una responsabilità e una risorsa? Quali scenari si stagliano all’orizzonte di un’Europa sempre più visibilmente in crisi di identità?

In un contesto segnato da conflitti, tensioni e difficoltà legate alle situazioni internazionali e dalle sfide poste dalla convivenza interculturale e interreligiosa, l’immersione nella realtà urbana costituisce infatti una parte fondamentale del percorso formativo. La visita guidata alla città, l’incontro con le esperienze di Moltivolti, l’associazione Addiopizzo e la stessa struttura che ci ospita, Casa San Francesco (Don Calabria), un approfondimento sul popolo Rom Sinti, l’uscita a Mazara, consentono ai partecipanti di affiancare allo studio teorico la conoscenza diretta delle realtà sociali e culturali del territorio. Una prospettiva che parte dalla vita quotidiana, dalla scuola ai servizi sociosanitari, dal lavoro ai rapporti di vicinato, per arrivare alle grandi questioni politiche e culturali che investono l’Europa.

Il ruolo dei sistemi sociosanitari

Uno dei passaggi centrali della Summer School ha riguardato i sistemi sociosanitari, la presenza di persone provenienti da culture differenti pone infatti interrogativi che non possono essere affrontati soltanto sul piano burocratico. Lingue, tradizioni, concezioni della malattia, rapporto con il corpo e con la famiglia, pratiche religiose: tutto concorre a determinare il modo in cui una persona vive la malattia e si rapporta ai servizi sanitari. Il messaggio che emerge è quello di una multiculturalità che può diventare una risorsa soltanto quando le istituzioni sono capaci di organizzarsi per riconoscere le differenze senza trasformarle in barriere.

Quali valori da trasmettere

Altra domanda che ci si é posta: come vengono trasmessi i valori tra generazioni quando i figli crescono tra più culture? Nell’esperienza dell’educazione islamica in Italia, la prospettiva non è quella di una semplice contrapposizione tra “noi” e “loro”, ma la realtà è molto più complessa: bambini e adolescenti che costruiscono la propria identità dentro spazi familiari, scolastici, religiosi e sociali differenti. La domanda finale: quale identità per l’Europa in una fase di profonde trasformazioni demografiche, culturali e geopolitiche? La domanda sull’identità cristiana non può essere separata, in questa prospettiva, da quella sulla capacità dell’Europa di riconoscere la dignità di ogni persona. Il cristianesimo europeo è chiamato infatti a misurarsi con la propria storia, ma anche con il presente di società sempre più plurali. L’identità non si difende costruendo muri, ma attraverso la capacità di entrare in relazione con l’altro senza perdere sé stessi.

Riconoscimento della dignità di ogni persona

Secondo Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, la politica della paura rischia di trasformare il migrante nel bersaglio sul quale riversare le tensioni sociali, alimentando una pericolosa spirale di odio. È una questione particolarmente importante in un continente nel quale il dibattito sulle migrazioni viene spesso schiacciato tra emergenza securitaria e contrapposizioni ideologiche. La convivenza, invece, si costruisce soprattutto nei luoghi ordinari: nelle aule scolastiche, negli ospedali, nei quartieri, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie e nelle comunità religiose.

La mobilità umana non è soltanto un fenomeno statistico o geopolitico: è fatta di persone, biografie, relazioni e percorsi di vita. In conclusione, se l’Europa vuole continuare a definirsi attraverso i valori della dignità umana, della solidarietà e della libertà religiosa, dovrà trovare il modo di trasformare la pluralità culturale da problema da governare in una realtà da accogliere, proteggere, promuovere e integrare (Papa Francesco) e in una Chiesa che continua a richiamare il dovere dell’accoglienza, contrapponendo alla cultura del respingimento, il riconoscimento della dignità di ogni persona (Leone XIV).

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