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21 Settembre 2026Ambiente, l’aria che pesa
Modena è spesso “maglia nera” per le polveri sottili, Carpi non è lontana e d’estate è il caldo stesso a fabbricare l’inquinamento
di Daniele Losi
Ci sono mattine d’inverno, nella Bassa, in cui l’aria si vede. Non c’è vento da giorni, il cielo è una lastra grigia che non è nuvola né nebbia, e sopra i tetti resta sospesa una foschia ferma, densa, che sa di legna bruciata e di traffico. Sono le giornate dei “bollini”, degli allarmi per le polveri sottili, delle targhe alterne. Quella patina che non se ne va è la cosa più concreta che abbiamo dell’aria che respiriamo. E non è un caso che si fermi proprio qui.
La Pianura Padana è, da sempre, una delle aree più inquinate d’Europa, e la ragione è geografica prima ancora che umana. “È un territorio fragile di natura”, spiega Aldo Meschiari, da trent’anni divulgatore ambientale: “Una conca chiusa per tre quarti dalle montagne, con poco vento e poca pioggia”. D’inverno, quando l’alta pressione porta la nebbia, scatta l’inversione termica: “L’aria fredda, più pesante, ristagna al suolo, e tutto ciò che emettiamo resta fermo lì per settimane”. Riscaldamento, traffico, industria, agricoltura: gli inquinanti si accumulano sopra le nostre teste finché non arriva la pioggia o il vento a spazzarli via.
I numeri lo dicono senza giri di parole. Nel 2024 la centralina di Modena-Giardini ha superato il limite giornaliero delle polveri sottili (il PM10) per 52 giorni, il valore più alto dell’Emilia-Romagna; a pochi chilometri, Carpi-Remesina ha sforato per 38 giorni. La legge ne consente al massimo 35. Va però detto per intero, senza allarmismi: rispetto a vent’anni fa l’aria è migliorata, le medie annue rientrano nei limiti e il biossido di azoto è in calo. Il problema non è più lo smog perenne di una volta, ma i picchi: quelle settimane invernali senza vento in cui le concentrazioni schizzano in alto.




