Il primario “missionario”
Etica della vita

Pubblicato il

23 Gennaio 2026

Il primario “missionario”

Etica della vita, rubrica a cura di Gabriele Semprebon

Nel 1959, un giovane giornalista del Christ und Welt (Cristo e il mondo) , andò in Africa per documentare il lavoro di tanti medici europei in quel continente. Al confine tra Sudan e Congo (l’attuale Zaire) scoprì l’ospedale di Li-Jubu dove lavorava un medico tedesco, il dottor Horst Schumann. Un medico zelante, che ricopriva diversi incarichi nel Paese e curava molta gente, rimanendo in sala operatoria per diverse ore al giorno. Alternava l’attività chirurgica con quella della ricerca sulla malattia del sonno, un vero flagello sociale. Alla fine della lunga intervista il medico con le sue infermiere autoctone posarono per una foto ricordo che venne pubblicata poi sulla rivista. Successivamente, un lettore, leggendo l’articolo e guardando attentamente la foto, riconobbe nel bravo e zelante dottor Schumann uno dei responsabili medici del campo di sterminio di Auschwitz. Schumann, infatti, fu il direttore degli sperimenti di castrazione e sterilizzazione nel campo, responsabile di migliaia di morti; fu il promotore di programmi eutanasici nei campi di sterminio di Grafeneck e di Sonnenstein. Fu così che Schumann ritornò in Germania nel 1966 scortato da due agenti della polizia criminale per presentarsi davanti alla Corte d’Assise di Francoforte il cui Presidente aveva documenti che riguardavano il dottore per l’ammontare di quattro tonnellate di carta, ottanta testimoni e trentaquattro deposizioni scritte. Schumann riconobbe la sua piena colpevolezza e le nefandezze perpetuate in ordine alle uccisioni eutanasizzanti e le castrazioni tramite raggi X.

Gli fu concessa una pena detentiva minima tenendo conto della sua ammissione e del lavoro fatto per cercare d’espiare le colpe passate. Oggi la medicina tedesca è all’avanguardia ma molto probabilmente non deve niente alle pseudo sperimentazioni condotte su migliaia di cavie umane senza nessuna regola etica. Questa storia fa riflettere sulle derive della scienza, quando questa è ideologizzata e politicizzata. Una scienza che elimina l’etica è una scienza morta che fa morire. Questa storia fa riflettere sull’uomo, sul come può essere cieco davanti a miti che vogliono distruggere il mondo, imponendo la propria visione cosmologica, una Weltanschauug presente ancora oggi, così ben celata da passare per buona. Questa storia ci fa anche toccare con mano, dando per certo e vero ciò che ci è stato tramandato, che l’uomo si può sempre redimere, cercando di riparare ciò che di malvagio ha fatto nella propria vita.

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