Figure alate con la Meloni tra enfasi di indignazione e qualche legittima obiezione
In punta di spillo

Pubblicato il

13 Febbraio 2026

Figure alate con la Meloni tra enfasi di indignazione e qualche legittima obiezione

In punta di spillo, una rubrica a cura di Bruno Fasani

Non so se il restauratore Valentinetti, un po’ artigiano e un po’ artista, conosca le leggi della pubblicità. Le quali leggi, notoriamente, non hanno come scopo quello di raccontarci le qualità del prodotto reclamizzato, cosa c’è dentro la brioche che ci vogliono far comprare o le caratteristiche del motore dell’ultima auto che sfreccia sullo schermo. L’importante è colpire l’emotività del consumatore, di modo che fissi nella memoria il nome del prodotto e, all’occorrenza, lo compri.

Se questa è la logica di chi vuole vendere, va detto che Valentinetti ha battuto, in creatività, il più abile dei producer pubblicitari. Il tutto si è consumato a Roma nella chiesa di San Lorenzo in Lucina, nella Cappella del Crocifisso dove, accanto al Cristo in croce di Guido Reni, sta un busto di Umberto II, ultimo re d’Italia con accanto due figure alate (allegorie della vittoria e non angeli) dipinte sul muro, l’una che incorona il re, l’altra che tiene in mano una mappa. Chiaro messaggio per celebrare la monarchia e l’unità d’Italia, fatto dipingere negli anni ’80 del secolo scorso, quando si discuteva sulla possibilità di traslare le spoglie del re dentro il Pantheon, nel cuore di Roma.

Quando a Valentinetti, qualche anno fa, chiesero di restaurare il dipinto lui, ispirandosi alla prassi degli antichi pittori, soliti dare alle figure il volto dei ricchi mecenati, che cosa fa? Dipinge una figura con il volto di Giorgia Meloni, l’altra con un meno evidente Giuseppe Conte. Passi per quest’ultimo, ma con la prima si rasenta… il sacrilegio. Faremo indagini, ha sentenziato la Soprintendenza. Il Vicariato accende i fari sull’abuso e promette i provvedimenti del caso. Il reato va punito, irrompe la Sinistra, presa da orgasmo di indignazione. Lo faccio togliere, sorride masticando amaro, il parroco. Qui non si viene più per pregare ma per contemplare il misfatto. Fuori la politica dalla chiesa, sentenzia la contestazione dei puri di cuore, preoccupati che la contaminazione post fascista possa corrompere anche il Padreterno. E se proprio si voleva imitare i pittori antichi, non si potevano mettere Valentino e Armani, o i Coma Cose in vena di cantarci Cuoricini?

Oltre l’ironia, il problema è reale e non di oggi. Era la fine del ‘400 quando il Vasari sollevò la questione dopo che Fra’ Bartolomeo, al secolo Baccio della Porta, aveva dipinto un San Sebastiano, così realistico da sembrare di carne. E San Sebastiano, si sa, non è che venga rappresentato molto coperto, motivo per cui le donzelle del tempo, iniziarono ad andarsi a confessare dai frati, dovendo ammettere che, più che al martirio, il pensiero correva a meno spirituali congetture. Quanto bastò alla veemenza del Savonarola, di scrivere nelle Prediche su Amos e Zaccaria, che si dovevano evitare immagini e visi di persone conosciute le quali, più che al mistero, rimandavano alla vanità. Che fossero i volti di piacenti figli della nobiltà o quelli di lussuriose meretrici, note alla lascivia dei quartieri, poca era la differenza. Le cose di Dio andavano trattate come tali, per cui fuori il mondo e le sue miserie. Niente di personale con la signora Meloni, ma per essere all’altezza di convivere col Crocifisso, va detto che le manca ancora qualche esame.

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