Santità,
Chiesa
Pubblicato il Aprile 21, 2026

Santità, nobili di grandi virtù

Un vescovo, un’abbadessa, la beata Camilla Pio e mons. Sisto Campagnoli

di Andrea Beltrami

Indagando e leggendo le fonti utili a restituire figure esemplari, troviamo nel Menologio francescano il Servo di Dio Arcangelo Priori, di famiglia nobile carpigiana, sacerdote e ministro Provinciale, unì alla grande cultura il servizio agli ultimi, incarnando povertà e obbedienza per tutta la vita, conclusasi nel 1770. Tra Fanano e Mirandola consumò la propria esistenza la Serva di Dio Candida Luigia Molinari, abbadessa per quasi trentanove anni, zelante e attiva nell’esercizio del ministero, attenta alle persone e alle consorelle. Muore in concetto di santità nel 1911. Vescovo di Parma e sacerdote piissimo è il carpigiano Servo di Dio Bernardo da Carpi, esempio di rettitudine e di moralità non comune unito al servizio verso gli ultimi e alla generosità disinteressata.

Morto nel 1425 viene ricordato dalle cronache come un presule “santo”. Non possiamo non ricordare, seppure con un brevissimo accenno, la Beata Camilla Pio di Savoia, fondatrice del monastero delle Clarisse in Carpi, figlia di Giberto II Pio e Elisabetta Migliorati; nel 1480 ottiene da papa Innocenzo VIII la facoltà di fondare un monastero nella sua città. Nel 1500 vi entra come novizia rinunciando alle ricchezze e all’agiatezza di vita che le proveniva dal nobile casato di origine per vivere nella povertà sull’esempio di santa Chiara. Muore nel 1504 e da sempre è riconosciuta come la “beata Camilla”. Dopo la chiusura del processo di beatificazione il suo corpo è esposto nel monastero di santa Chiara in Carpi alla venerazione dei fedeli. Concludiamo con una figura esemplare che ha lasciato grande ricordo e venerazione per il suo esempio: monsignor Sisto Campagnoli.

Della spiritualità e dell’ascetismo, quasi monacale, di questo sacerdote chiamato con particolare vocazione alla formazione intellettuale e culturale dei chierici, delle loro coscienze, sull’esempio di una vita morigerata e ricca del pieno rapporto con Dio, ci sarebbe davvero molto da scrivere. Nato nel 1885 viene notato subito dal parroco di Mortizzuolo, don Giuseppe Rettighieri, per le spiccate doti intellettive e per la umile predisposizione d’animo e viene iscritto tra i chierici esterni del Seminario, al servizio della Cattedrale di Carpi, potendo così mantenersi agli studi e, nel contempo, svolgere un’attività a servizio della chiesa carpense. Viene ordinato sacerdote nel 1910 e cinque anni dopo è nominato arciprete parroco della parrocchia di Fossoli.

Nei dodici anni di ministero parrocchiale nella frazione carpigiana don Sisto lavora nel silenzio e con dedizione per il bene della comunità che gli è stata affidata dal vescovo; visita gli ammalati, ha cura dei poveri, raccoglie in parrocchia i giovani, pone le fondamenta per il nuovo campanile e, pur povero e in difficoltà, non manca di dotare la parrocchia di un asilo, che ha la gioia di inaugurare nel 1921, rendendolo attivo grazie alla presenza delle suore. Nel 1927 venne nominato Rettore del Seminario: fu subito un padre tra i suoi figli spirituali, per i quali spese energie e forze amando “più l’anima dei seminaristi che la sua” come scritto nel testamento spirituale, impegnandosi soprattutto per consentire di studiare ai chierici più poveri.

In tutte le sue attività cercava di dare il meglio, nell’ascolto, nel consiglio, nella direzione spirituale e nei rapporti cordiali con confratelli ed alunni, leggendo ogni incontro con fede e amore nel Signore e con intelligenza e sapere, doti riconosciutegli da tutti. Quasi come i santi don Sisto predisse il giorno della propria morte: la settimana prima della sua dipartita andava dicendo che il martedì successivo sarebbe morto. E così avvenne la sera di martedì 9 aprile 1935, verso le 20, a soli 51 anni; don Campagnoli si abbandonò tra le braccia del medico curante, venuto ad assisterlo a causa di una flebite e del diabete, alla presenza dei seminaristi e del vicerettore, che ha appena il tempo per amministrargli l’unzione degli infermi.

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