Gli
In punta di spillo
Pubblicato il Maggio 21, 2026

Gli strani disegni di Dio quando fa grandi anche le nostre fragilità

In punta di spillo, rubrica a cura di Bruno Fasani

Quasi sempre anche la morte si nutre di coerenza con quanto è accaduto prima nella vita. Poi, però, a volerci vedere più chiaro, bisogna decidere a quale vita fare riferimento. Quella buia delle nostre schiavitù o quella raggiunta dalla luce che ha spazzato la casa? Sapendo bene che le tracce della prima non sono cancellate dalla novità della seconda. Esattamente come fu la risurrezione di Gesù che non tolse le ferite e i segni dei chiodi. Nadir Santos Da Silva, nata a Bahia in Brasile, avrebbe compiuto 45 anni il prossimo 6 agosto giorno della Trasfigurazione di nostro Signore. La sua infanzia e la sua adolescenza portano il marchio dei chiodi.

Nata in una famiglia poverissima, da piccola viene data in affido a una famiglia di parenti. Quando le lacrime della notte, complici della sua solitudine, le fanno mordere le lenzuola, alza al cielo, per lei vuoto, una domanda struggente: perché io non ho un padre e una madre? È un grido pieno di ruggine, segno che non sono solo i poeti e i filosofi a interrogarsi sul dolore innocente. La prima domanda, spesso incerta e incosciente, fiorisce sulle ferite degli innocenti stessi. Sarà un gruppo di anarchici punk ad ascoltare il suo grido quando lei, bella e giovanissima creatura sulla soglia del mondo delle donne, si convincerà che l’arroganza e la trasgressione sono la risposta più idonea per ricambiare la vita delle sue durezze. La stessa logica della guerra, se volete, quando si decide che la violenza sia la moneta che aggiusta le cose. Per Nadir, però, come una nuova Bakita, Dio è lì che ascolta. Succede per tutti così, perché la Provvidenza avvolge ognuno di noi come una nube. Dio non è il 118, buono soltanto per i momenti difficili. È il liquido amniotico in cui siamo immersi, benché la libertà ce lo faccia percepire spesso come un corpo estraneo.

Sarà un catechista a parlarle dell’Amore, questa volta maiuscolo. Non è stato facile per Nadir uscire dalle sabbie mobili in cui era finita. In uno sforzo, che a tratti aveva i contorni del martirio, finalmente arriva a vedere la luce. «L’amore mi ha spiegato tutto». Lo aveva sentito dalle labbra di San Giovanni Paolo II e questo le era bastato per farne un programma di vita. Diventa religiosa. Carmelitana delle suore Messaggere dello Spirito Santo. Poi missionaria in Italia. Undici anni ad Acireale e, dallo scorso novembre, superiora a San Giovanni La Punta, in un piccolo convento in provincia di Catania. Quattro religiose a cui lei ha imparato a donare quella maternità di cui non aveva mai fatto esperienza. Nei giorni scorsi decide di portare questa sua famiglia a contemplare il mare, prima che la bulimia vacanziera si impadronisca delle sue spiagge. Stanno camminando sulla battigia, quando questa cede, aprendo una voragine che il mare si era costruito, come una grotta di riparo, per nascondervi le sue lingue violente. Due religiose vi cadono dentro. Suor Nadir e un’altra sorella si gettano in loro soccorso. Le salvano, ma per lei non c’è più nulla da fare. «L’amore mi ha spiegato tutto ». Questa volta non è più il dolore di una morte violenta ad essere coerente con la vita precedente, quanto la bellezza del donarsi fino a perdere la vita per amore dell’Amore.

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