Distretto mirandolese tra IA e segni di crisi
La “magnifica umanità” del lavoro e della città
di Don Carlo Bellini, Direttore della Pastorale Sociale e del Lavoro per le Diocesi di Carpi e Modena-Nonantola
C’è una lezione che viene dall’esperienza concreta del distretto mirandolese, e che il convegno ha fatto emergere con chiarezza: attrarre e trattenere alte professionalità non è solo una questione di salari o di opportunità lavorative. È una questione di città. Un ingegnere che viene da fuori, una ricercatrice che lascia un’altra regione, una famiglia che valuta dove mettere radici: tutte queste persone non scelgono solo un lavoro. Scelgono un luogo. E un luogo vale la pena di essere scelto quando offre servizi per i figli, vita culturale, socialità, senso di appartenenza. Mirandola deve diventare una città desiderabile, non solo una città produttiva.
La Dottrina Sociale della Chiesa afferma che la città non è solo un aggregato di servizi e infrastrutture, ma è il luogo in cui si costruisce la vita comune, in cui si formano legami, si trasmette cultura, si cura la persona nella sua integralità. Quando le imprese del gruppo #WeCare investono in nidi e socialità, non stanno solo facendo welfare aziendale: stanno riconoscendo che il lavoro è inseparabile dalla vita, e che un distretto che non sa abitare non sa nemmeno durare nel tempo. Non è senza significato che proprio in questi giorni – il 15 maggio, cinque giorni prima del nostro convegno – Papa Leone XIV abbia firmato la sua prima enciclica. Si intitola Magnifica Humanitas – “magnifica umanità” – ed è dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.
Una rivendicazione della grandezza dell’umano. Il vero rischio non è la macchina in sé, ma la riduzione dell’uomo a funzione, a dato, a ingranaggio economico. Nel convegno di Mirandola, tra dati sull’AI e vertenze sindacali, tra startup e crisi industriali, tra numeri sull’export e famiglie che scelgono dove vivere, si giocava esattamente questa partita. La macchina è straordinaria. Ma è l’uomo che le dà senso, che la orienta, che decide per chi lavora.




