82° dell’eccidio di Cibeno e la storia del dottor Oscar Zannini
Verso l’82° anniversario dell’eccidio del poligono di tiro di Cibeno, che sarà commemorato domenica 12 luglio. La storia del dottor Oscar Zannini, transitato per il campo di Fossoli e morto nel lager di Dora, nel racconto della figlia Giuseppina
Campo di Fossoli
82° anniversario dell’eccidio del poligono di tiro di Cibeno
Sabato 11 luglio, alle 21.30, nel Cortile delle Steli del Museo Monumento al Deportato si terrà la performance multimediale esterno dio/an der Wand di e con Filippo Michelangelo Ceredi e Giovanni Onorato. Domenica 12 luglio, alle 9.30, presso il Campo di Fossoli, commemorazione dei caduti della strage del poligono di tiro di Cibeno. Dopo la preghiera, interverranno Manuela Ghizzoni, presidente della Fondazione Fossoli, e Riccardo Righi, sindaco di Carpi. Gli studenti della 1^R dell’istituto Meucci presenteranno un trailer dell’edizione 2026 del laboratorio teatrale 67 Uomini, 67 Storie. Seguirà la proiezione dell’anteprima del documentario “Il cammino della Memoria: le Pietre d’Inciampo dei 67 di Fossoli”. Si esibirà inoltre il Coro Grammers diretto da Rossana Bonvento. La cerimonia sarà accompagnata dal corpo Bandistico “Città di Carpi”. Per l’esibizione multimediale esterno dio/an der Wand è consigliata la prenotazione, info sul sito fondazionefossoli.org
Oscar Zannini
“Noi non stiamo in disparte”, la storia del dottor Oscar Zannini
di Virginia Panzani
Quando, dopo la fine della guerra, fu chiaro che il dottor Oscar Zannini non sarebbe più tornato dalla Germania, dove era stato deportato, qualcuno ebbe a dire: “Aveva quattro figli piccoli, perché ha voluto rischiare curando i partigiani?”. Giuseppina, familiarmente “Beppina”, unica figlia rimasta del dottor Zannini, cita quelle parole con lo stesso dolore lacerante che provò la madre, Elena, per la perdita dell’amatissimo marito. Parole simili alle mormorazioni nei riguardi di Odoardo Focherini, anch’egli mai più tornato dalla Germania, sposo amatissimo di Maria e papà di sette bambini. E davvero tanti sono i tratti in comune, nel racconto della signora Beppina, fra la storia di suo padre e quella del Beato carpigiano.
Nella rete antifascista di don Achille Bolis
Nato a Castellanza Varese nel 1906, Oscar Zannini si laureò in medicina a Padova nel 1930, specializzandosi come dentista. “Conobbe la mamma, Elena Giauna Bernardo, ad Asolo, durante una visita dai suoi parenti nel Trevigiano – racconta la signora Beppina -. Si sposarono nel 1934 e andarono a vivere a Calolziocorte, allora in provincia di Bergamo, oggi in provincia di Lecco”. Nacquero i figli Marco, Beatrice, Giuseppina. “Allo scoppio della guerra, il papà fu arruolato come ufficiale medico e trasferito in Jugoslavia. Quando venne al mondo il mio fratellino Gian Maria, che purtroppo morì nel 1949, come previsto dalla legge a favore dei padri di famiglie numerose, il papà fu congedato e tornò a Calolziocorte”. Qui, Oscar – insieme ai suoi due fratelli – aderì alla Resistenza. “Entrò a far parte della rete che faceva capo all’arciprete don Achille Bolis – spiega Beppina – e che si occupava di organizzare i militari sbandati e i giovani renitenti alla leva della Repubblica di Salò, in collegamento con i gruppi partigiani”. A seguito di una delazione, nella notte tra il 21 e il 22 febbraio 1944, Oscar, don Bolis, e altri due furono arrestati e condotti alla Casa del Fascio di Bergamo. “Erano italiani quelli che li arrestarono – commenta con amarezza Beppina -. Papà fu accusato di curare i partigiani. Non so cosa gli fecero i fascisti… Don Bolis, massacrato di botte, morì l’indomani nel carcere di San Vittore a Milano, dove era stato rinchiuso nel frattempo anche mio padre”.
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