Decidere di morire asseconda l’ideologia ma tradisce l’umano

Pubblicato il

11 Settembre 2026

Decidere di morire asseconda l’ideologia ma tradisce l’umano

C’è una domanda che mi inquieta: chi decide i contenuti dell’etica, chi segna i confini tra il bene e il male? Quantomeno mi chiedo se non sarebbe necessario creare un dibattito in quello spazio che divide la libertà personale di scegliere di darsi la morte e le ricadute sociali di queste leggi, fiorite dal protagonismo di qualche politico in vena di ritagliarsi il ruolo di Mosè nello scenario nazionale.

Perché è chiarissimo, a meno che non si voglia fare come le tre scimmie, che il problema riguarda l’intera società e non soltanto la vicenda personale di chi decide di andarsene. Ci sono questioni sociali che chiamano in causa la malattia e la vecchiaia, ma anche la solitudine, la mancanza di assistenza, la precarietà economica e, ultimo ma non certo meno importante, il tema della fede per chi crede che la vita sia un dono di Dio.

Ora anche il Veneto, quarta regione dopo Toscana, Emilia Romagna e Sardegna, ha introdotto una legge che definisce tempi e procedure per il suicidio medicalmente assistito. Una sorpresa, considerato che il Veneto è regione governata dal centrodestra, ossia da quell’alveo politico da sempre favorevole, almeno a parole se non nei fatti, a difendere quei valori morali posti a fondamento della vita e della sua tutela. I media ne hanno dato resoconto senza lodi né condanne. Ma si sono guardati bene dal portare il dibattito dentro qualche talk show capace di interrogare le coscienze. Ranucci, Garlasco e la cronaca nera, che da mesi ci servono in tutte le salse, bastano e avanzano.

Colpisce il silenzio omertoso della politica nazionale, la quale potrebbe anche solo confrontarsi con la Chiesa che, nel merito, ha le idee molto precise, quando indica le cure palliative per arginare il dolore e quando parla di cure proporzionate e cure sproporzionate. Anche il cristiano sa che continuare le cure in de-terminate condizioni quando la vita non è più vita può diventare un’offesa alla persona umana. Ma proprio per questo non c’è bisogno di introdurre il suicidio assistito. È la vita stessa a indicarci quando si è oltrepassata la frontiera del non ritorno.

La verità è che la scelta del suicidio nasconde una carica ideologica anti umana e anti cristiana, dentro una lettura individualistica dell’esistenza. La vita è mia e ne faccio ciò che voglio. Una specie di puntino isolato nell’universo, senza relazioni di aiuto e senza avvertire il bisogno di aiutare gli altri. Il tutto venduto in nome della libertà, che è il nuovo “Apriti Sesamo” con cui i moderni Ali Babà entrano nella coscienza dei cittadini. Si fa presto a dire libertà, ma quanto è realmente libero chi decide di andarsene perché nessuno si prende cura di lui? E quanto è libero chi decide di morire per non essere di peso alla famiglia? E quanto è libero, infine, chi è stato progressivamente educato a considerare la malattia, la fragilità e la vecchiaia come anomalie dell’esistenza, qualcosa da rimuovere anziché realtà da attraversare?

Tra un nulla, su questa legge calerà il silenzio. Poi saranno i fatti a camminare. E nel silenzio, come un tarlo nascosto, la legge entrerà nelle coscienze pian piano a rassicurare il mondo che così vanno le cose. Fino a quando finiremo per chiamare modernità quel nulla verso il quale, senza quasi accorgercene, stiamo andando.

Oltre 9mila domande e più di 8mila bambini iscritti al progetto della Regione Emilia-Romagna “Settembre Insieme”
“Una sperimentazione costruita in tempi molto rapidi per dare già da quest’anno risposta concreta a un bisogno molto sentito dalle famiglie"
di Silvia Cabri 

Pubblicato il

10 Settembre 2026
“Una sperimentazione costruita in tempi molto rapidi per dare già da quest’anno risposta concreta a un bisogno molto sentito dalle famiglie"