Estate di femminicidi, occorre fare di più
Attualità

Pubblicato il

4 Ottobre 2026

Estate di femminicidi, occorre fare di più

L’allarme del Cif e la richiesta di più prevenzione e più risorse

C’èchi l’ha definita “l’estate dei femminicidi”. Subito dopo Ferragosto l’Italia ha vissuto una vera e propria settimana nera, con diverse donne uccise in pochissimi giorni da compagni, ex partner o mariti. E la triste lista non si è fermata con il brutale assassinio di Barberino del Mugello (Firenze) dove la vittima è stata prima rapita, chiusa nel bagagliaio dell’auto da dove ha potuto chiamare i soccorsi, ma purtroppo arrivati in ritardo per fermare il femminicida. Una preoccupante sequenza estiva che si pone in netto contrasto con il Dossier Viminale pubblicato a metà del mese scorso. Il bilancio del Ministero relativo al primo semestre dell’anno mostrava infatti un calo teorico del 37% degli omicidi volontari con vittime femminili rispetto all’anno precedente. Molti analisti e testate giornalistiche, anche cattoliche, hanno evidenziato che la presenza di leggi rigorose, tra cui il reato autonomo di femminicidio inserito a fine 2025, non basta se i sistemi di protezione e la valutazione tempestiva del rischio non vengono applicati con reale efficacia sul territorio. Sul punto interviene il Cif – Centro italiano femminile e la “Casa delle donne contro la violenza” a commento di una sentenza del Tribunale di Modena.

“Quante volte abbiamo gridato a gran voce: ‘Basta, basta, basta!’. La voce è diventata afona, inutilmente! Quanti minuti di silenzio o di rumore abbiamo osservato, per rompere l’indifferenza e invocare un significativo cambiamento? Stiamo vivendo l’estate dei femminicidi; violenze sessuali perpetrate su ragazze minorenni, con attori anch’essi giovanissimi. Non è solo sconcerto quello che attraversa l’animo di ciascuno, ma anche incredulità di fronte a tanta ferocia; è dolore e rabbia insieme. Ed è a danno della dignità delle donne che sembra voler prendere piede una certa propaganda che nega la specificità del feminicidio originato, invece, da un maschio che non accetta, non tollera, non rinuncia al controllo. Il Paese, nonostante il moltiplicarsi della legislazione, rivela un elevato numero di femminicidi a dimostrazione che le istituzioni sono ancora resistenti nel riconoscere il pericolo e nell’intervenire tempestivamente ed efficacemente; a ciò si aggiunga che troppo poco si lavora sul versante della prevenzione. E allora torniamo a chiedere, a gran voce, ancora ed ancora: l’apparato istituzionale, dalla rete dei servizi al sistema sanitario, dalle forze dell’ordine alla magistratura, richiede di essere implementato sia numericamente che sul fronte della formazione professionale specifica, così come è necessario che si strutturino percorsi formativi permanenti nelle scuole, fin dalla tenera età e sino nelle università, non limitandosi ad iniziative isolate. Occorre avere coraggio e rompere le resistenze che pur affiorano; bisogna assumersi la responsabilità di una co-progettazione condivisa che veda protagonisti la scuola, le istituzioni, la famiglia e le comunità civili e religiose per aiutare i nostri giovani a sperimentare relazioni autentiche. Ma non basta, perché occorrono investimenti in risorse umane ed economiche, con un forte impegno da parte dello Stato.

Noi come Cif continuiamo tenacemente nel nostro impegno per la promozione della condizione delle donne contro ogni sopraffazione, per il rispetto dei diritti umani e per la dignità della persona. Nel contempo, tramite i centri antiviolenza territoriali gestiti dall’Associazione, sosteniamo le donne che subiscono violenza, aiutandole a riconoscerla sin dai primi segnali, e attiviamo le procedure necessarie a tutelarle. Sul versante della prevenzione, le nostre operatrici professioniste, incontrando non poche difficoltà, non si risparmiano nel promuovere nelle scuole una cultura del rispetto e della parità. Anche i Consultori familiari, gestiti dai Cif territoriali, svolgono un’azione di ascolto ed accompagnamento sia nella relazione di coppia, che dell’intero nucleo familiare, prestando, altresì, attenzione ai minori sempre più succubi del social e impreparati ad avere rapporti armonici con l’altro/a.

Tutte le azioni messe in campo e gestite, soprattutto dal mondo del volontariato, esigono, un sostegno incisivo istituzionale che abbia come obiettivo prioritario l’individuazione di strategie idonee ad un cambio di passo dei modelli culturali imperanti, capace di creare alleanze tra giovani e adulti, tra uomini e donne, insieme. Proseguiremo a fare la nostra parte: non vogliamo e non possiamo continuare a contare le vittime; la vita delle donne è sacra e va difesa prima. Prima di essere barbaramente offesa e recisa”.

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