Pubblicato il
5 Ottobre 2026Ambiente, la conversione possibile
Le Comunità Energetiche Rinnovabili e l’esperienza di San Possidonio da locale a nazionale
di Daniele Losi
A San Possidonio, piccolo Comune della Bassa modenese, la risposta all’emergenza climatica ha una data di nascita: il 12 dicembre 2023, quando Comune, parrocchia, Pro Loco e cittadini hanno firmato insieme l’atto costitutivo della Comunità Energetica Rinnovabile. Era cominciato tutto due anni prima, quando il caro-energia aveva messo in difficoltà famiglie, imprese e la stessa amministrazione: da quella crisi, invece della resa, è nato un percorso partecipato — incontri pubblici e il sostegno della Regione — che oggi produce energia pulita e la condivide con chi vi ha aderito. Un gesto quasi invisibile nelle statistiche del clima, che però è già un modello per tanti piccoli comuni: la risposta all’emergenza non sta solo nei vertici internazionali, ma anche qui, sotto un campanile e in un quartiere, quando istituzioni, comunità e cittadini decidono di rispondere insieme.
In quattro puntate abbiamo misurato il problema del cambiamento climatico: la pianura che si scalda più della media, la siccità e le alluvioni che si alternano, l’aria che pesa, il conto già pagato in salute, campi ed euro. La tentazione, davanti a tutto questo, è la resa: “è troppo grande, non dipende da me”. Questa puntata prova a dimostrare il contrario, con l’esperienza di chi ci sta già provando.
Il primo livello è quello delle scelte pubbliche, le uniche in grado di cambiare le regole del gioco: piani per l’aria, sicurezza idraulica, alberi contro le isole di calore, ciclabili, trasporto pubblico, comunità energetiche. Qui si decide la cornice dentro cui ogni altro gesto diventa possibile, e il banco di prova è la distanza tra gli annunci e i cantieri: l’ambiente non dà risultati nell’arco di un mandato. Accanto c’è chi, dal basso, spinge e controlla: associazioni che misurano l’aria, giovani che hanno riportato il clima al centro, ciclisti, orti urbani. A chi dice che “tanto il singolo non cambia niente”, la storia risponde che nessun cambiamento collettivo è mai cominciato senza qualcuno che lo iniziasse da solo.
C’è anche chi risponde lavorando la terra ogni giorno, e lo fa scommettendo sulla biodiversità: Gianluca Bergianti, dell’azienda agricola biodinamica Terre Vive di Gargallo di Carpi, punta su alberi, siepi per reggere caldo e siccità, e rilancia lo stesso invito già arrivato da Marampon: “Andare a fare la spesa oggi è un voto politico: quello che compriamo sostiene un determinato tipo di agricoltura, un determinato tipo di produttore”. Per lui il chilometro zero da solo non basta, se dietro non c’è una sostanza: meglio una certificazione verificata — biologico, biodinamico — o, ancora meglio, conoscere davvero chi produce quello che portiamo in tavola.
C’è poi un terzo livello, che dà senso agli altri, in sostanza è il filo rosso che collega le puntate dell’inchiesta. La Laudato si’ non chiede di aggiungere l’ambiente alla lista delle buone cause: chiede una conversione. “È sempre una cosa del cuore”, spiega don Carlo Bellini, parroco di San Giuseppe Artigiano e referente della pastorale sociale interdiocesana: “Tornare a sentire la natura come qualcosa in cui siamo inseriti, di cui siamo custodi e non saccheggiatori”. Una questione, dice, “prima ancora che di sopravvivenza, spirituale”. E non resta sulla carta: in diocesi sei o sette parrocchie hanno dato vita a comunità energetiche, una cinquantina di parrocchie aderiscono al laboratorio delle “parrocchie sostenibili”, con le “sagre green” con le stoviglie recuperabili e un referente per rifiuti, energia e acqua. L’esperienza non è rimasta locale: proprio il modello di San Possidonio — un Comune capofila insieme alla parrocchia e ai privati — è entrato nel vademecum per le Comunità energetiche rinnovabili della Conferenza episcopale italiana, redatto dal tavolo tecnico coordinato da Alessandro Caffi, che riunisce diversi uffici nazionali della Chiesa: Economato, Lavoro e problemi sociali, problemi giuridici e Caritas, in prima linea contro la povertà energetica. Un piccolo paese della Bassa diventato riferimento per l’intero Paese.
Ai giovani, spesso schiacciati dall’eco-ansia, serve un linguaggio di speranza; e a tutti la sobrietà, che “non è un fare a meno, è scegliere ciò che davvero mi serve”. Anche lo scienziato, da laico, arriva alla stessa soglia: dice Aldo Meschiari; i danni fatti resteranno, “ma il disastro possiamo ancora evitarlo”. Resta l’ultimo livello, il più vicino a noi: noi stessi. “Tali azioni diffondono un bene nella società che sempre produce frutti al di là di quanto si possa constatare”, scrive Francesco (n. 212). Isolare la casa, muoversi in bici, non sprecare acqua e cibo, scegliere locale, piantare un albero, vegliare su un vicino fragile: gesti minimi che, sommati, diventano una cultura — il modo in cui le comunità sono sempre cambiate. “Quale tipo di mondo desideriamo trasmettere a chi verrà dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?” (n. 160). La domanda con cui abbiamo aperto l’inchiesta resta aperta. Ma adesso sappiamo che la risposta, in buona parte, dipende da noi.
5-fine
Con questa puntata si chiude l’inchiesta “L’emergenza climatica nella Pianura Padana”, realizzata per Notizie. Grazie a chi ci ha messo dati, voce e volto. La conversione, come la cura della casa comune, è un cammino che continua.




